Trama:
(Atto I) Almeyda, figlia di Almanzor re di Granada, sin da bambina è
ostaggio politico di Ramirez, re di Castiglia. Imprigionata in un castello
sul confine tra Granada e il regno cristiano, è educata fra i cristiani,
ha un’amica sincera nella principessa Victoria, ed ama Alonzo, figlio del
re, che ricambia i suoi sentimenti. Alla notizia della morte di Almanzor,
Almeyda diventa regina e Ramirez si prepara a restituirla al reggente Abdallah
venuto per riportarla in patria. (Atto II) Abdallah, che trama per ottenere
la corona, decide che, se Almeyda vorrà essere regina di Granada,
dovrà sposare suo figlio Orasmyn. Quest’ultimo è innamorato
di Almeyda, ma non intende forzarne la decisione; Abdallah, al contrario,
minaccia Almeyda di ritorsioni se non accetterà di sposare suo figlio.
(Atto III) Alonzo arriva al palazzo di Almeyda e si presenta a lei camuffato,
ma il loro ricongiungimento è interrotto da Abdallah che fa imprigionare
il principe cristiano. Orasmyn tenta in vano di consolare la regina, che
però non si confida con lui e, con l’aiuto di una guardia, decide
di recarsi alla prigione dell’amato. (Atto IV) Nella prigione sotterranea,
Abdallah minaccia Alonzo di morte. Quando si allontana, Orasmyn sopraggiunge
per dare aiuto al giovane prigioniero e guidarlo fuori dalle segrete. Arrivando,
Almeyda non vede Alonzo e, credendolo già morto, si dispera e inizia
a perdere la ragione. Abdallah ritorna e, osservata la follia di Almeyda,
decide di farla gettare nel baratro e usurparne il trono, ma Orasmyn lo
ferma e rincuora Almeyda dicendole di avere posto Alonzo in salvo. (Atto
V): Il Consiglio reale di Granada si riunisce e, su pressione di Abdallah,
chiede ad Almeyda, ritenuta incapace di governare perché pazza,
di abdicare a favore del reggente. La regina si difende dalle accuse e
smaschera le macchinazioni di Abdallah, accusandolo di tradimento davanti
al Consiglio. Vistosi perduto, il reggente beve un veleno che porge anche
alla regina. Alonzo arriva per riabbracciare l’amata, ma la trova già
agonizzante e, insieme a Orasmyn, veglia sui suoi ultimi istanti.
In parte ispirata
a The Cardinal di James Shirley per la conclusione (cfr. “Advertisement”
all’edizione del 1796), la tragedia è generalmente ricollegata dai
critici alle forme della drammaturgia gotica, ed effettivamente presenta
numerosi agganci con quella che era la forma teatrale di maggior successo
sul finire del Settecento. La persecuzione dell’eroina da parte del villain,
la follia e anche la prigionia dell’eroe Alonzo sono motivi tipicamente
gotici, così come l’ambientazione di molte scene, ad esempio la
descrizione della caverna in cui è rinchiuso Alonzo: “A dark vault
irregularly hewn in the rock, extending out of sight on one side, in a
vista of rude imperfect pillars. – A small gate leads on the other side,
through an enormous crag of the rock” (S. Lee, Almeyda; Queen of Granada,
London: Cadell and Davies, 1796, p. 70). Altrettanto interessante è
la rappresentazione dell’eroina, ben diversa dalle figure femminili generalmente
passive dei drammi gotici scritti da uomini. Sebbene affermi che la donna
è “born for love and softness only” (I.1, p. 13), Almeyda è
una figura dalle forti emozioni e sconvolta da passioni prorompenti che
la portano alla follia. Inoltre è anche una donna investita del
potere monarchico e una figura di grande autorità morale. La sua
follia infatti è solo temporanea e, una volta condotta da Abdallah
dinanzi al Consiglio (Atto V, sc. 2, vedi sotto), ella riacquista la sua
saggezza e forza d’animo e, prima di morire, si presenta ai sudditi come
una regina che ha a cuore solamente il bene del proprio popolo.