Sophia Lee: Almeyda, Queen of Granada

Tragedia in 5 atti.

Drury Lane, 20 aprile 1796 (4 repliche)

Fra gli interpreti: Sarah Siddons, Charles e John Philip Kemble (primo attore e manager a DL).

Harriet Lee: prologo ed epilogo

Trama: (Atto I) Almeyda, figlia di Almanzor re di Granada, sin da bambina è ostaggio politico di Ramirez, re di Castiglia. Imprigionata in un castello sul confine tra Granada e il regno cristiano, è educata fra i cristiani, ha un’amica sincera nella principessa Victoria, ed ama Alonzo, figlio del re, che ricambia i suoi sentimenti. Alla notizia della morte di Almanzor, Almeyda diventa regina e Ramirez si prepara a restituirla al reggente Abdallah venuto per riportarla in patria. (Atto II) Abdallah, che trama per ottenere la corona, decide che, se Almeyda vorrà essere regina di Granada, dovrà sposare suo figlio Orasmyn. Quest’ultimo è innamorato di Almeyda, ma non intende forzarne la decisione; Abdallah, al contrario, minaccia Almeyda di ritorsioni se non accetterà di sposare suo figlio. (Atto III) Alonzo arriva al palazzo di Almeyda e si presenta a lei camuffato, ma il loro ricongiungimento è interrotto da Abdallah che fa imprigionare il principe cristiano. Orasmyn tenta in vano di consolare la regina, che però non si confida con lui e, con l’aiuto di una guardia, decide di recarsi alla prigione dell’amato. (Atto IV) Nella prigione sotterranea, Abdallah minaccia Alonzo di morte. Quando si allontana, Orasmyn sopraggiunge per dare aiuto al giovane prigioniero e guidarlo fuori dalle segrete. Arrivando, Almeyda non vede Alonzo e, credendolo già morto, si dispera e inizia a perdere la ragione. Abdallah ritorna e, osservata la follia di Almeyda, decide di farla gettare nel baratro e usurparne il trono, ma Orasmyn lo ferma e rincuora Almeyda dicendole di avere posto Alonzo in salvo. (Atto V): Il Consiglio reale di Granada si riunisce e, su pressione di Abdallah, chiede ad Almeyda, ritenuta incapace di governare perché pazza, di abdicare a favore del reggente. La regina si difende dalle accuse e smaschera le macchinazioni di Abdallah, accusandolo di tradimento davanti al Consiglio. Vistosi perduto, il reggente beve un veleno che porge anche alla regina. Alonzo arriva per riabbracciare l’amata, ma la trova già agonizzante e, insieme a Orasmyn, veglia sui suoi ultimi istanti.

In parte ispirata a The Cardinal di James Shirley per la conclusione (cfr. “Advertisement” all’edizione del 1796), la tragedia è generalmente ricollegata dai critici alle forme della drammaturgia gotica, ed effettivamente presenta numerosi agganci con quella che era la forma teatrale di maggior successo sul finire del Settecento. La persecuzione dell’eroina da parte del villain, la follia e anche la prigionia dell’eroe Alonzo sono motivi tipicamente gotici, così come l’ambientazione di molte scene, ad esempio la descrizione della caverna in cui è rinchiuso Alonzo: “A dark vault irregularly hewn in the rock, extending out of sight on one side, in a vista of rude imperfect pillars. – A small gate leads on the other side, through an enormous crag of the rock” (S. Lee, Almeyda; Queen of Granada, London: Cadell and Davies, 1796, p. 70). Altrettanto interessante è la rappresentazione dell’eroina, ben diversa dalle figure femminili generalmente passive dei drammi gotici scritti da uomini. Sebbene affermi che la donna è “born for love and softness only” (I.1, p. 13), Almeyda è una figura dalle forti emozioni e sconvolta da passioni prorompenti che la portano alla follia. Inoltre è anche una donna investita del potere monarchico e una figura di grande autorità morale. La sua follia infatti è solo temporanea e, una volta condotta da Abdallah dinanzi al Consiglio (Atto V, sc. 2, vedi sotto), ella riacquista la sua saggezza e forza d’animo e, prima di morire, si presenta ai sudditi come una regina che ha a cuore solamente il bene del proprio popolo.


 

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