Data di rappresentazione:
la tragedia non è mai stata rappresentata.
I° ATTO: Il primo atto, costituito da un'unica scena, si apre con il dialogo fra Madame Tricastin e Tricastin, rispettivamente moglie e padre del protagonista Eusèbe. Dal loro ansioso colloquio si apprende che Eusèbe si trova momentaneamente a Parigi per trarre in salvo la famiglia della moglie, in quanto la capitale è sconvolta da una terribile e violenta ondata di stragi e massacri di stampo religioso che non risparmiano nemmeno gli innocenti. Mentre l'intera famiglia teme per la sua incolumità, Eusèbe, sconvolto, fa il suo rientro a casa, pronto a narrare i terribili massacri ai quali ha assistito (e che purtroppo non hanno risparmiato la famiglia di Madame Tricastin). Le immagini utilizzate da Eusèbe sono estremamente macabre e truculente; egli racconta, infatti, di bambini incitati dai loro stessi genitori ad ucciderne altri ancora nella culla, o di indifesi anziani barbaramente ed incolpevolmente trucidati. Eusèbe, addolorato da tale insensata violenza, grida con i suoi compagni vendetta, ma le supplichevoli implorazioni dell'anziano padre e dell'amorevole moglie, lo convincono a mettersi tempestivamente in salvo, e ad abbandonare il paese per rifugiarsi in Inghilterra.
II ATTO: Il secondo atto, ancora una volta composto da una sola scena, ci presenta il gruppo pronto per la partenza, quando Menancourt, compagno di Eusèbe annuncia mestamente che la folla, inferocita, ha chiuso le porte della città e sta assalendo l'abitazione dei Tricastin per catturare Eusèbe. Egli, eroicamente, si dichiara pronto a sacrificarsi per l'incolumità della propria famiglia, e a nulla vale l’altruistico gesto paterno di farsi catturare al suo posto. L’atto si chiude, infatti, con il doloroso arresto del protagonista, condotto in piazza per essere processato e giustiziato.
III ATTO: la
prima scena è costituita da un breve dialogo fra Clevard e Tricastin,
due concittadini di Eusèbe, la cui funzione è illustrare
l'irrazionalità e l'insensatezza dei massacri che si stanno verificando
e dell' imminente processo a Eusèbe. Clevard e Thevenin riflettono,
infatti, sull'irragionevolezza del popolo, un tempo sostenitore di Eusèbe,
ed ora inspiegabilmente pronto a condannarlo atrocemente a morte pur senza
colpe reali.
Nella seconda
scena l'autrice descrive il processo contro Eusèbe, il quale, non
avendo commesso alcun reato se non quello di avere una diversa opinione
rispetto ai suoi avversari, è giustamente rilasciato; a questo punto
la folla, accecata dal desiderio di vendetta, riversa la propria violenza
contro la povera ed innocente famiglia del protagonista, uccidendola atrocemente.
L'ultima immagine della tragedia è infatti costituita da una bara all'interno della quale Eusèbe scorge pietrificato i corpi dell'adorata moglie e dei figli innocenti.