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LE MANIFESTAZIONI DEL POTERE NELLA DRAMMATURGIA GOTICA

1768-1836

- Abstract dei capitoli -

Testo di Miriam Bionda





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INDICE

Indice e Introduzione

Per quanto la critica abbia sempre prestato scarsa attenzione al teatro inglese tra la seconda metà del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, ritenendo che questo non abbia saputo produrre opere di grande valore letterario, grazie ad un esame approfondito del contesto culturale e sociale del XVIII e XIX secolo è possibile smentire tale opinione, osservando come la reale situazione dell’attività teatrale di quel periodo non fosse certo avviata al declino. Anzi, si può addirittura affermare che il teatro stava conoscendo proprio in quegli anni un’espansione, sia sul fronte della costruzione di nuovi edifici, che su quello della sperimentazione di nuovi generi. Inoltre, esso ricopriva nella vita e nella cultura del periodo una posizione d’assoluta centralità, tant’è che nella sua storia si può vedere riflessa quella della società che lo produsse. In considerazione di tali fattori si è verificata in tempi relativamente recenti un’inversione di tendenza da parte della critica, che ha iniziato a rivalutare i prodotti di un’attività drammatica intensa. In particolare, tale rinnovato interesse ha consentito il recupero del dramma Gotico, un genere che negli anni Novanta del Settecento aveva incontrato un gran successo di pubblico. Di grande interesse è il legame tra il dramma Gotico e il contesto storico, politico e sociale che lo aveva prodotto, poiché una delle tematiche più ricorrenti in questo genere teatrale è quella del potere, che era stata oggetto lungo il XVIII secolo di dibattiti sia in campo politico che culturale. Vi sono, infatti, numerose opere letterarie del periodo che manifestano una sorta di ossessione nei confronti degli abusi del potere esercitato in modo arbitrario e illegittimo. Il dramma Gotico di fine secolo riprende tale preoccupazione, avendo cura, però, di evitare riferimenti troppo espliciti alla situazione contemporanea, grazie a un’ambientazione storicamente e geograficamente ben lontana da quella reale. Il drammaturgo aveva così la possibilità di dar voce ad un’ansia diffusa, che concerneva non solo il potere politico, ma anche quello religioso, quello relativo al sistema patriarcale e quello forse più nascosto: il potere della parola. Obiettivo di questo studio, quindi, è portare alla luce quelle strategie del potere che agiscono all’interno del dramma Gotico, rendendolo, paradossalmente, non solo uno strumento di denuncia dell’autorità illegittima, ma anche un mezzo per riconfermare, seppure in modo meno consapevole, quello stesso potere che cercava di sovvertire.
 

Una sezione introduttiva sarà dedicata ad inquadrare la situazione teatrale tra la seconda metà del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, con particolare attenzione non solo ai generi e alle opere di rilievo, ma anche alle figure principali che avevano animato il teatro di quel periodo; vi saranno, inoltre, alcuni cenni relativi agli edifici stessi in cui venivano ospitati gli spettacoli, con riferimenti alle modifiche strutturali che avevano inciso maggiormente sullo sviluppo dell’arte drammatica. Una volta esaminato il contesto, si potrà passare ad illustrare la nascita del dramma Gotico, partendo dai suoi antecedenti e dal suo primo esemplare, The Mysterious Mother di Horace Walpole del 1768, e arrivando fino al pieno sviluppo di questo genere negli anni Novanta del Settecento. In questo decennio, infatti, la produzione di drammi Gotici aveva conosciuto un notevole incremento, giustificato dalla crescente popolarità di un genere che aveva trovato nella spettacolarità la chiave del suo successo e questo grazie anche a figure come Matthew Gregory Lewis. Infine, si prenderanno in considerazione le motivazioni che hanno portato al declino del genere drammatico Gotico, dopo gli splendori del 1790 e dopo un suo recupero nei primi decenni dell’Ottocento, indicando anche le correnti che ne hanno raccolto l’eredità.


 
 

1. Discorsi e relazioni di potere nel dramma Gotico

La parte iniziale del primo capitolo sarà dedicata alla presentazione delle teorie di Michel Foucault, che sono state applicate nelle sezioni successive per l’analisi delle strategie del potere che agivano all’interno del dramma Gotico. A tal riguardo, risulta di fondamentale importanza il concetto di ambiguità del potere: quest’ultimo, secondo Foucault, è il risultato dello scontro incessante tra forze opposte che produce una duplice spinta verso il sovvertimento, da una parte, e verso il ritorno all’ordine, dall’altra. In particolare, si presterà attenzione all’idea di discorso come forma di potere, correlandola poi al genere Gotico, indicato da Robert Miles come luogo di un’intensa produzione discorsiva. Si approfondiranno, quindi, alcuni tra i discorsi che hanno attraversato la letteratura Gotica portando con sé più o meno implicite strategie di potere –il discorso sull’identità nazionale, sul soprannaturale, e quello inerente alla sessualità e al gender. Infine si passerà ad un’analisi relativa ad alcuni testi drammatici Gotici, per portare alla luce le trame di potere che si nascondono dietro alle parole e al loro utilizzo.

2. Il potere sociale

Nel secondo capitolo si prenderà in esame la prospettiva sociale partendo dalla questione della legittimità del potere, che nel dramma Gotico si presenta sotto forma di una costante preoccupazione riguardo agli abusi del potere rilevati sia nelle istituzioni politiche, che in quelle sociali. Quindi, si analizzerà il modo in cui il dramma Gotico poteva diventare strumento di intervento politico e sovversione sociale, facendo sempre riferimento al contesto storico in cui si collocava la produzione di tali opere. L’aspetto forse più interessante, però, è quello relativo alla sostanziale ambiguità del dramma Gotico: partendo dalla lezione di Foucault inerente alle relazioni di forza che producono il potere, si possono individuare nei testi in questione non solo elementi sovversivi, ma anche elementi conservatori, i quali rendevano il Gotico uno strumento adattabile sia alla causa dei filo-giacobini, sia a quella dei loro oppositori.

3. Patriarcato e gender nella drammaturgia Gotica

Un altro aspetto del potere che aveva suscitato numerosi dibattiti tra gli intellettuali di fine Settecento è quello relativo al sistema patriarcale. Il terzo capitolo, quindi, sarà dedicato all’analisi degli elementi del dramma Gotico che in qualche modo avevano contribuito alla creazione di uno stereotipo della figura femminile funzionale all’affermazione dell’autorità maschile. Particolare attenzione sarà rivolta alle modalità con cui il gender maschile veniva attribuito in modo del tutto arbitrario alle fonti del potere, e qui risulta emblematico il caso dello sguardo, le regard, che lo stesso Michel Foucault indica come una delle più efficaci tecniche di potere. In aperto contrasto con tale tendenza, però, verranno presentati alcuni testi in cui si manifestava un chiaro intento di denuncia di un sistema patriarcale molto penalizzante per la donna, che le imponeva non solo una serie di limitazioni di carattere fisico, bensì la sottoponeva ad una vera e propria emarginazione culturale.
 

4. L'elemento soprannaturale come forma di potere

Nell’ultimo capitolo, infine, si tratterà di un potere molto particolare, che può essere considerato elemento caratteristico del Gotico: il soprannaturale. Già oggetto di numerose dispute tra scettici ed entusiasti, il supernatural aveva fatto il suo ingresso nelle rappresentazioni teatrali di fine Settecento non senza difficoltà, diventando però in breve tempo uno spettacolo all’ordine del giorno. Ciò che rende il soprannaturale interessante nell’ottica del potere, è la sua potenziale carica sovversiva sia sul piano della religione, sia su quello dei codici culturali dominanti nella società di fine Settecento, poiché metteva in dubbio principi convenzionalmente accettati. Considerando quest’ultima prospettiva, infine, si cercherà di mostrare in che modo il soprannaturale, talvolta, si prestasse ad essere interpretato come manifestazione di un potere religioso alternativo a quello tradizionale.


Testo di Miriam Bionda
settembre 2003
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