G. Russo1, P.G. Bracchi2, G. Delbono2
1Medico Veterinario L.I.P.U.
2Istituto di Scienza e Tecnologia degli Alimenti - Facoltà di Medicina Veterinaria - Università degli Studi di Parma
Lo storno (Sturnus vulgaris L.), specie di origine eurasiatica, è stato introdotto dall’uomo in tutto il mondo ad eccezione del Sud America e delle terre polari (1,2).
Presenta un sistema alimentare particolarmente efficiente che gli consente di utilizzare numerose fonti trofiche e di individuare attivamente il cibo sottoterra ("prying") modificando volontariamente la visione da laterale a frontale, grazie alla particolare conformazione muscolo-scheletrica del cranio (3,4). Anche la nidificazione, che avviene in cavità protette, determina un alto rimescolamento genico e permette di ottenere un alto numero di individui per stagione riproduttiva (5). Infine un comportamento sociale complesso, che comprende sperimentazione di nuovi comportamenti, imitazione, capacità di ricordare ed associare stimoli e segnali ed una spiccata socialità, hanno fatto raggiungere alla specie il numero di circa 600 milioni di individui (2,4). Queste caratteristiche hanno contribuito al successo evolutivo della specie.
La recente meridionalizzazione dell’areale di distribuzione dello storno in Europa (6,7,8) ha provocato un aumento della presenza numerica della specie anche in Italia (9,10), con incremento delle nidificazioni e del fenomeno dei dormitori urbani ("roosting"). La comprensione dei vari aspetti collegati all’accresciuta presenza dello storno nelle città e nelle campagne italiane, insieme alla conoscenza delle problematiche ambientali e sanitarie relative, possono fornire le indicazioni per le strategie di controllo e costituire strumento di conoscenza e rispetto di questa specie sinantropica.
A partire dall’inverno del 1994 sono stati presi contatti con alcuni enti ed associazioni di capoluoghi di provincia, che si occupano dello studio degli uccelli, chiedendo la disponibilità di un responsabile che si occupasse della osservazione della presenza di Sturnus vulgaris nel territorio. La rilevazione è stata effettuata mediante l’ausilio di questionari, tramite colloqui telefonici con i rilevatori e tramite censimenti condotti personalmente. La maggior parte dei dati sono stati raccolti in collaborazione con L.I.P.U.-Italia, ma anche con musei ed osservatori faunistici. E’ stato possibile ottenere informazioni da 27 capoluoghi di provincia dell’Italia continentale. Sono stati rilevati dati concernenti tre aspetti della biologia dello storno: nidificazione, assunzione di prodotti agricoli e dormitori. Questa prima indagine ha riguardato le annate 1994 e 1995. A gennaio 1996 è iniziata una seconda indagine per opera della L.I.P.U., che ha inviato questionari ai responsabili delle problematiche ambientali di 20 capoluoghi di provincia. Per l’anno 1996 sono stati raccolti i dati relativi ad un aspetto della biologia dello storno, quello dei dormitori, secondo le stesse modalità di rilevamento adottate nella prima ricerca.
Nidificazione
Per valutare i dati con un maggiore margine di sicurezza, sono state censite solamente le nidificazioni certe (storno in prossimità del nido) e non quelle eventuali e probabili (storni in parata o presenti in periodo di nidificazione). Particolarmente interessanti risultano le nidificazioni nella città di Bari e nei territori delle province di Matera e Brindisi, primi rilievi in assoluto di nidificazione dello storno in queste zone. Nella Figura 1 sono riportate le percentuali di nidificazione, pressoché uguali, in territorio urbano ed extraurbano su un totale di 160 rilevamenti effettuati nelle annate 1994 e 1995.
Nella figura 2 invece si può osservare la netta prevalenza delle nidificazioni in manufatti rispetto a quelle nelle cavità degli alberi. Il manufatto preferito è risultato in assoluto il tetto (81%), seguono i fori nei muri (7%), i pali (4,3%), i nidi artificiali (3,4%) ed altre cavità (3,4%). Le cavità degli alberi erano naturali nell’88% dei casi, e causate da Piciformi nel 12%.
Prodotti agricoli utilizzati per l’alimentazione
I prodotti agricoli utilizzati come fonte alimentare dallo storno sono i più diversi e riflettono le colture tipiche di una determinata zona. Su 30 rilevamenti effettuati nel 1995 (Figura 3) le colture preferite sono l’uva, i cereali, le ciliegie e le olive, ma sono risultati interessati anche kaki, fichi, fragole e frutti di bosco. Sono stati segnalati danni produttivi in 22 casi.
Dormitori
Per le annate 1994-1995 sono stati censiti 66 dormitori in 33 città italiane, di cui 26 capoluoghi di provincia e 7 grandi centri. Per l’anno 1996 sono stati censiti 47 dormitori in 28 città italiane, di cui 20 capoluoghi di provincia e 8 grandi centri. Si sono evidenziati i seguenti dati:
L’analisi dei dati evidenzia diversi fenomeni interessanti. Per ciò che riguarda la nidificazione, considerando le province interessate per la prima volta da questo fenomeno, viene confermata l’espansione verso Sud dell’areale di distribuzione dello storno, come già rilevato da diversi autori (9,10,11,12). La nidificazione appare inoltre consolidata nella rimanente parte del territorio dell’Italia del Nord e Centrale, secondo quanto segnalato dal PAI dell’I.N.F.S. (13). Le nidificazioni sono diffuse sia negli ambienti urbani-suburbani, che in quelli prettamente di campagna. Le nidificazioni in manufatti sono di gran lunga superiori rispetto a quelle nelle cavità degli alberi e questo evidenzia il ruolo fondamentale che ormai hanno le infrastrutture antropiche nel favorire la moltiplicazione dello storno, rispetto all’ambiente naturale. La varietà del sito di nidificazione dimostra ulteriormente l’adattabilità di Sturnus vulgaris.
I prodotti agricoli principalmente utilizzati dalla specie, sono gli stessi già individuati in bibliografia (14,15,16,17). Probabilmente le colture più interessate sono quelle che presentano una maggiore estensione e frequenza rispetto alla superficie coltivata: infatti non è così usuale osservare piantagioni estese di kaki, fichi o frutti di bosco. Tali colture, in sostanza, si salverebbero solo perché poco diffuse sul territorio. Le coltivazioni che manifestano meno danni in assoluto sono quelle cerealicole, probabilmente in relazione alla capacità dei cereali di accestire, cioè di produrre dalla piantina originata dal seme, un cespo di tante piantine, con il quale viene regolato il numero di piantine venute a mancare in seguito alla predazione dello storno.
La localizzazione dei dormitori non segue apparentemente criteri precisi: si possono notare con una certa frequenza roost situati in giardini o viali alberati protetti da palazzi, ma anche su alberi isolati. Nelle città ove sono stati effettuati i rilevamenti, i dormitori sono ubicati soprattutto su alberi anche se in piccola percentuale vengono utilizzate infrastrutture umane. Questo conferma la preferenza per le essenze vegetali, come dormitori per gli storni dell’Europa continentale, ma al contempo dimostra un adattamento della specie anche ai fabbricati o ad altri manufatti similmente a quanto accade già in altri paesi (18,19). Secondo un’ardita ipotesi questi uccelli utilizzerebbero le linee ferroviarie o i tratti autostradali come segnali visivi per l’orientamento sulle medie e brevi distanze per raggiungere il dormitorio notturno.
Gli alberi più utilizzati come sede di dormitorio sono stati soprattutto Platanus spp. e Quercus ilex, in virtù del fatto che il primo perde le foglie in autunno avanzato ed il secondo è un sempreverde; entrambi offrono quindi agli uccelli una buona copertura vegetale durante la stagione fredda. Sono state poi utilizzate anche altre specie di alberi, sia sempreverdi, che caducifoglie (Tilia europaea, Celtis australis, Aesculus hippocastanus, Populus spp. ecc.); queste ultime vengono abbandonate quando perdono le foglie e gli storni si spostano sui sempreverdi o presumibilmente abbandonano la città migrando più a Sud. Questi dati sulle diverse essenze arboree utilizzate, confermano quelli di Montemaggiori (20) e di Cignini (21), oltre a convalidare ulteriormente l’ipotesi della scelta di alberi con foglie, come sede di roost, per limitare la dispersione di calore. In generale, si può osservare una adattabilità elevata anche nella scelta delle specie vegetali sede di dormitorio.
Gli storni mostrano uno spiccato fototropismo nella scelta dei dormitori; la preferenza non è così marcata per la scelta dei luoghi con traffico veicolare.
I mesi in cui i dormitori sono più utilizzati sono quelli più freddi, ad ulteriore riprova della ricerca del calore urbano da parte di Sturnus vulgaris.
Gli inconvenienti (imbrattamento e rumore) provocati dai roost di storni sono in alcuni casi gravi, in altri irrilevanti. Un’interpretazione superficiale dei dati può portare a concludere che la maggior parte dei dormitori urbani di storni determinano in qualche modo problemi ai cittadini. L’individuazione dei dormitori è in realtà legata al numero di storni che li compongono. Ovvero, fino a quando i roost urbani di storni non hanno raggiunto dimensioni notevoli non creano danni e non sono quindi notati dalla maggior parte dei cittadini. Come esempio si può citare il caso della città di Verona; in cui i dormitori essendo ancora di modesta entità non procurano nessun danno e la loro presenza è nota soltanto alle persone che risiedono nelle vicinanze. Se il fenomeno dovesse proseguire anche nei prossimi anni, aumentando di intensità, verrebbe sicuramente divulgato per le caratteristiche negative che acquisirebbe.
Per i mezzi di controllo adottati per allontanare gli storni dai dormitori urbani è stata effettuata solo una semplice rilevazione dei tipi utilizzati; accanto a soluzioni drastiche come potature o uso di detonanti in centri abitati, si sperimentano sistemi innovativi come gli ultrasuoni. L’efficacia è risultata valida nella metà dei casi, senza però considerare che in alcuni dormitori si sono dovuti utilizzare più mezzi di controllo per tentare di allontanare gli uccelli. Diversi sistemi si sono rivelati inefficaci a causa della capacità di reazione o di adattamento manifestata dallo storno; questo risulta a tutt’oggi il problema più difficile da risolvere.
Dal punto di vista igienico-sanitario non è stato fornito da nessun Comune, U.L.S.S. o Istituto Zooprofilattico uno studio microbiologico condotto sugli escrementi di questi uccelli raccolti sotto i dormitori; lo storno tuttavia è da ritenere trasmettitore di alcune patologie (Istoplasmosi negli USA per l'uomo e TGE per i suini sono quelle provate, le altre sono da ritenersi a rischio teorico).
L'inquadramento giuridico dello storno, in Italia, risulta definito a tutt'oggi da tre norme:
La Direttiva CEE 79/409 presenta due allegati: nel primo sono elencate le specie protette, mentre nel secondo sono elencate le specie cacciabili in tutto o in parte, come Sturnus vulgaris. Lo storno risulta cacciabile solamente (art. 9) "ove la specie si renda responsabile di situazioni di danno effettivo e comprovato ai prodotti agricoli o di rischio sanitario per l'uomo". Unicamente in questi casi quindi la UE demanda ai singoli Stati membri e alle regioni il compito di controllare la specie. E’ quindi dal 1979 che l’Italia, non sussistendo allora, e con assoluta certezza nemmeno oggi, le condizioni di danno e rischio, risulta essere differita alla Corte Europea dell'Aja per violazione della direttiva.
La legge 157 del 1992 include lo storno nell’elenco delle specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio e ne autorizza anche la cattura per cessione a fini di richiamo, stabilendone le modalità.
Il D.P.C.M. del 21/03/1997 modifica la L.157/92, recependo la Dir. CEE 79/409, ovvero proibendo la caccia sul territorio nazionale a quelle specie protette dalla L. 409/79 che invece figuravano come cacciabili nella L. 157/92. Più precisamente si tratta di passero, passera mattugia, passera oltremontana, colino della virginia, corvo, taccola, brancolino di monte, pittima reale e, appunto, dello storno. Contro tale decreto hanno fatto ricorso le regioni Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna adducendo come motivazione l’abbondanza numerica di Sturnus vulgaris.
Fino ad oggi comunque lo storno non è cacciabile e non risulta provata da nessuno studio nazionale la sua attitudine sicuramente dannosa, considerata la dieta obbligatoriamente insettivora durante tutto l’arco dell’anno; non sono state quindi intraprese azioni di controllo numerico nei suoi confronti. Anche se in Italia la situazione al riguardo può essere definita in diverse occasioni "scomoda", se si inquadra la specie a livello europeo non è sempre applicabile lo stesso parametro, date le notevoli diminuzioni numeriche di questa specie in tutto il Nord Europa. La causa dei disagi provocati in Italia dallo storno è dovuta quindi anche alla meridionalizzazione del suo areale di distribuzione, come ampiamente documentato in bibliografia.
Con la recente entrata in vigore degli "Emendamenti agli annessi Il e III alla Convenzione relativa alla Conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa n. 409/79", pubblicati sulla G.U. n. 212 del 11/09/97, la posizione dello storno risulta invariata rispetto al testo legislativo del 1979.
Dal 10 agosto 1997 la presenza degli storni sui platani di Piazzale Dalla Chiesa a Parma, è tornata a farsi massiccia (circa 50000 capi). Per tre anni circa, gli uccelli avevano preferito i platani delle aree verdi dell’Ospedale Maggiore e del Parco Ducale a quelli del piazzale della stazione. Lo spostamento verificatosi negli anni passati era dovuto al fatto che era stato utilizzato il distress-call specie-specifico dello storno, associato a potature mirate (taglio di tutti i rami orizzontali di diametro inferiore ad un centimetro) dei platani. Gli uccelli quindi si erano spostati sugli alberi del greto del torrente Parma, ma da qui furono costretti ad andarsene nell’autunno del 1994 quando il Magistrato del Po fece liberare il letto del torrente dalla vegetazione per scongiurare il pericolo di esondazioni in caso di piena.
I nuovi dormitori furono quindi stabiliti nel Parco Ducale e nell’area dell’Ospedale Maggiore; mentre però il Parco Ducale è poco frequentato, l’Ospedale ed il piazzale della stazione ferroviaria sono i più utilizzati dagli storni. Il Servizio Ambiente del Comune di Parma ha deciso di intervenire in questi luoghi sotto la pressione delle ripetute lamentele dei cittadini per il rumore del cinguettio serale e notturno e per l’odore irrespirabile del guano accumulatosi sotto i dormitori. Come mezzo di controllo è stato impiegato un sistema a suoni ed ultrasuoni denominato 'Biosound"', che farebbero vibrare i muscoli e lo scheletro agli uccelli, inducendoli ad andarsene. Dopo un primo intervento risultato efficacie nell’area dell’Ospedale Maggiore, gli emettitori sonori sono stati posti sui platani di Piazzale Dalla Chiesa ed il 18 settembre, al tramonto, sono stati messi in funzione. Il 22 settembre soltanto due platani, protetti da edifici, davano ancora rifugio a qualche centinaio di uccelli.
A fronte del successo ottenuto, è comunque necessario precisare che il sistema potrà essere ritenuto efficace per la città se ne verrà dimostrato l’effetto positivo nel lungo periodo (basso numero di interventi totali per la risoluzione definitiva del problema) e se gli storni abbandoneranno la città o si sposteranno in luoghi ove non recheranno disturbo.
Le antropozoonosi sono definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità 'quelle infezioni che vengono trasmesse naturalmente tra gli animali vertebrati e l’uomo' (22,23). Per la trasmissione di tali patologie fra uomo ed animale, è necessario un opportuno contatto fra l’agente infettante e l’ospite e questo può avvenire per semplice contatto, per inalazione, per ingestione o tramite punture di insetti o acari vettori.
Le occasioni di trasmissione sono pressoché infinite e le categorie di persone interessate sono molteplici, anche se nel caso delle antropozoonosi aviari i più esposti sono i veterinari, gli ornitologi, gli avicoltori, i venditori di uccelli ed i tassidermisti dei musei. In realtà ogni episodio antropozoonosico rappresenta un caso a sé, e qualsiasi attività lavorativa o del tempo libero (caccia, inanellamento) che preveda un contatto diretto od indiretto con gli uccelli può rappresentare un momento di potenziale contagio.
Categorie di persone che possono, più di altre, essere suscettibili ad ammalarsi una volta venute in contatto con agenti patogeni portati dagli uccelli, sono quelle con un sistema immunitario non del tutto efficiente, come bambini, anziani, diabetici, immunodepressi e gestanti (22,23,24).
Più in generale si può quindi affermare che è giustificabile il coinvolgimento di una specie aviare nella trasmissione di una antropozoonosi quando le persone che si sono ammalate si siano trovate a vivere continuativamente in prossimità di raggruppamenti notevoli di animali sicuramente portatori, infetti o ammalati di quella patologia.
Sebbene qualche studio sia stato compiuto, non esiste purtroppo ancora una ricerca organica e duratura di monitoraggio microbiologico condotto su roost urbani di Sturnus vulgaris. Fra i vari lavori esistenti, quello di Weber (25) risulta, allo stato attuale, il più approfondito; in base a questo lo storno risulterebbe portatore, dimostrato o potenziale a seconda delle patologie, di diverse antropozoonosi.
Antropozoonosi batteriche
Antropozoonosi micotiche
Antropozoonosi protozoarie
Antropozoonosi da Chlamidia
Antropozoonosi virali
Antropozoonosi parassitarie
Antropozoonosi da acari
Il materiale bibliografico esaminato, le osservazioni sul campo e la ricerca promossa nei capoluoghi di provincia hanno contribuito a delineare un quadro preciso della situazione di Sturnus vulgaris in Italia. Nel nostro paese è confermata l’espansione dell’areale di distribuzione di questa specie che avviene con l’aumento delle nidificazioni, degli avvistamenti di individui e dei dormitori urbani. La tendenza all’espansione continua anche in Sud Europa, mentre nel contempo nei paesi scandinavi e del Nord Europa si assiste ad una diminuzione numerica; collegata ad una globale meridionalizzazione del suo areale di distribuzione.
Nell’ambito di questa indagine è emerso come lo storno nidifichi sia in ambito urbano che rurale, sfruttando a tale scopo soprattutto le infrastrutture antropiche. A causa della sua attitudine a nutrirsi di prodotti agricoli, la specie viene mal vista dagli agricoltori. Non sempre però è Sturnus vulgaris l’unico responsabile dei danni e, ove questi sono di modesta entità, spesso non è giustificato economicamente l’uso di mezzi di protezione. Il controllo numerico degli invertebrati (ed in particolare della mosca dell’olivo) (19) che viene esercitato durante tutto l’anno, deve fare considerare attentamente il ruolo dello storno nell’ambiente rurale.
Sturnus vulgaris sta rapidamente colonizzando anche l’ambiente urbano. Ciò avviene anche con l’aumento dei fenomeni di roosting (28 città ne sono interessate), anche se la sua dieta, in parte obbligatoriamente insettivora, gli preclude un inurbamento più spinto. Per fattori non completamente noti alcuni roost sono occupati per più stagioni di seguito, mentre altri sono utilizzati in modo irregolare o vengono abbandonati. Le sedi preferite dagli uccelli per i dormitori sono soprattutto alberi ed arbusti, ma in diversi casi si è già verificato l’utilizzo di manufatti (come già avviene in altri paesi). L’uso dei dormitori nei mesi freddi e la ricerca di piante con foglie per il roost, sembrano confermare definitivamente la ricerca del caldo come una delle motivazioni che determinano la formazione dei grossi assembramenti notturni. Gli eventuali danni nei pressi dei dormitori urbani sono dovuti alle situazioni contingenti il dormitorio stesso. Ci sono problemi concreti in zone densamente abitate o presso scuole ed ospedali, ma vi sono anche dormitori che non creano alcun tipo di inconveniente.
Non esistendo dati recenti in merito alla situazione italiana, non è possibile dimostrare il coinvolgimento dello storno nella trasmissione di antropozoonosi; per quelle riferibili specificamente ad esso la trasmissione è perciò da ritenersi potenziale.
Parole chiave: storno, Sturnus vulgaris, dormitorio.
Key words: starling, Sturnus vulgaris, roost.
Mots clé: etourneau, Sturnus vulgaris, dortoir.
Riassunto- Lo storno (Sturnus vulgaris L.) sta spostando a Sud la sua zona di distribuzione in tutta Europa. A partire dagli anni ‘80 ciò si è verificato anche in italia e lo si è notato con l'aumento delle nidificazioni e dei fenomeni di roosting nelle città. Dal 1994 al 1996 sono stati raccolti dati sulla nidificazione, sul prelievo di prodotti agricoli e sui dormitori di questa specie in Italia. Nel nostro paese c'è un aumento delle nidificazioni, che sono ugualmente divise tra campagna e città; il sito preferito per nidificare è il tetto. I prodotti agricoli di cui lo storno si nutre sono soprattutto l’uva, le ciliege, i cereali e le olive; queste informazioni sono le stesse già registrati da altri autori. Dei dormitori sono stati in particolare annotati i dati su dislocazione, specie arboree utilizzate, presenza di illuminazione e di traffico, danni ed eventuali mezzi di controllo. La localizzazione dei dormitori non segue sempre criteri precisi: vi sono roost protetti da palazzi ma anche situati su alberi isolati. Come dormitorio sono utilizzati spesso essenze arboree (soprattutto Platanus spp. e Quercus ilex), ma vi sono anche casi in cui sono sfuttate infrastrutture antropiche. L’adattabilità nel luogo di roosting è comunque elevata. Vi è uno spiccato fototropismo nella scelta del dormitorio, ma non si può dire lo stesso per i luoghi con traffico di veicoli. I mesi in cui i dormitori sono più utilizzati sono quelli più freddi, ma non sono rari dormitori già dalla tarda estate. I danni provocati dagli storni sono legati alle caratteristiche del dormitorio; ci sono inconvenienti in diversi centri storici delle città, in scuole e ospedali, ma alcuni dormitori non portano alcun tipo di disagio. I mezzi di controllo adottati, quando si sono dimostrati efficaci, hanno spostato gli uccelli, ma non hanno risolto defìnifivamente il problema. Non esistendo un lavoro di monitoraggio microbiologico condotto sotto i dormitori in Italia, non è possibile riferire alcun episodio antropozoonosico legato a Sturnus vulgaris. A questo scopo è possibile consultare la bibliografia straniera esistente in merito allegata al presente lavoro.
Summary - The Starling (Sturnus vulgaris L.) is moving South its range of distribution in all Europe. Beginning from the years eighty this has also been recorded in Italy, and it has been noticed with the increase of the nest buildings and roosting cases in the cities. From 1994 to the 1996 we have collected data on the nest-buildings, consumption of agricultural produce and roosting areas of this bird in Italy. In our country there is an increase of the nest-buildings, that are equally shared among country and city; the preferred site for the nesting is the roof. The agricultural products feeding by starlings are above all grapes, cherries, cereals and olives; such data are also those already recorded from other authors. About the roosts there has been recorded the sites, the arboreal essences, the presence of illumination and traffic, the damages, and the bird control systems used. The site of the roosting area doesn’t always follow precise criteria; there are some roosts protected by buildings but also situated on isolated trees. Most of the roosting areas are on trees (above all Platanus spp. and Quercus ilex), but there are few cases in which the starlings have used human infrastructures. The adaptability in the place of roosting is however elevated. There is a strong research for the presence of traffic lights in the choice of the roost, but we cannot say the same for the places with traffic. The months in which the starlings use more the roosting places are the cold ones, but some roosting areas are already used in the late summer. The damages aroused from the starlings (noise and droppings), are bound to the own characteristics of the roost; there are problems in different city centers, schools and hospitals, but there are also roosts that don’t bugger any type of problem. The bird control sistems adopted against the starlings, when they have been demonstrated effective, have only moved the birds away, but they have not solved the problem definitely. Since it doesn’t exist a work of microbiological monitoring conducted under the starling roosts in Italy, it’s not possible to report any episode of disease transmission from starlings to humans. For this purpose is possible to consult the foreign bibliography in worth that has been alleged in this article.
Résumé - L'étourneau (Sturnus vulgaris) est en train de déplacer sa zone de distribution dans toute l'Europe. Dès les années '80 ce déplacement s'est vérifié même en Italie et on l'a remarqué grŕce à l'augmentation des nidifications et des phénomènes de roosting dans les villes. De 1994 à 1996 on a recueilli des données sur la nidification, sur le prélèvement des produits agricoles et sur les dortoirs de cette espèce en Italie. Dans notre pays il y a une augmentation des nidifications qui sont dans la ville; le lieu préféré pour nidifier est le toit. Les produits agricoles, qui sont la nourriture de l'étourneau sont surtout le raisin, les cerises, les céréales et les olives; ces informations sont les mêmes déjà enregistrées par d'autres auteurs. Des dortoirs on a particulièrement noté les données sur déplacements, espèces arbres utilisées, presénce d'illumination et de trafic, dommages et éventuels moyens de contrôle. La localisation des dortoirs ne suit pas toujours des critères précis: il y a des roosts protégés par des immeubles, mais aussi placés même sur des arbres isolés. Souvent, comme dortoir, sont utilisés des arbres (surtout Platanus spp. et Quercus ilex), mais il y a aussi des cas dans lesquels sont utilisées des infrastructures humaines. La faculté d'adoption dans le lieu de roosting est assez élevée. Dans le choix du dortoir il y a un phototropisme bien marqué, mais on ne peut pas dire la même chose pour les lieux avec trafic de véhicules. Les mois dans lesquels les dortoirs sont spécialement utilisés les mois froids, mais il n'est pas rare de trouver déjà des dortoirs à partir de l'été avancé. Les dommages provoqués par les étourneaux sont liés aux caractéristiques du dortoir; il y a des problemès dans plusieurs centres historiques des villes, dans les écoles et les hopitaux, mais quelques-uns d'entre eux ne donnent aucun type de gêne. Les moyens de contrôle adoptés, lorsqu'ils se sont démontrés efficaces ont fait déplacer les oiseaux, mais ils n'ont pas résolu définitivement le problème. Puisqu'il n'existe pas un travail de monitorage microbiologique concernant les dortoirs en Italie, il n'est pas possible de rapporter des épisodes antropozoonostiques liés au Sturnus vulgaris. Dans ce but on peut consulter la bibliographie étrangère concernant ce suiet annexée à ce travail.
Ringraziamenti: gli AA ringraziano il Prof. E. Bottarelli dell’Istituto di Microbiologia per aver letto e commentato la parte relativa alle antropozoonosi.
BIBLIOGRAFIA