Simonazzi B., Zanichelli S., Del Bue M.
Istituto di Clinica Chirurgica Veterinaria, Università degli Studi di Parma
La cornea rappresenta uno dei più importanti mezzi diottrici dell’occhio, la sua trasparenza è dovuta all’assenza di pigmento e di vasi, alle caratteristiche dell’epitelio non cheratinizzato che la riveste, ed alla disposizione e dimensione delle fibre collagene del suo stroma (4). Il suo spessore, nel cane, raggiunge circa 1 mm e comprende, dall’esterno all’interno, l’epitelio con la membrana basale, lo stroma (90% dell’intero spessore), la membrana di Descemet e l’endotelio (10, 11). La porzione centrale della cornea è leggermente più spessa di quella periferica (0,6/0,8 mm) e varia da 0,73 a 0,95 mm (5). Il suo diametro dipende invece dalle dimensioni e dalla razza del cane ed è compreso fra 12 e 17 mm, con un raggio di curvatura di circa 8 mm (4, 15).
L’epitelio corneale intatto è molto resistente alle infezioni, ma qualsiasi alterazione della sua continuità, permettendo la penetrazione di microrganismi e la comparsa d’infezioni secondarie (Stafilococchi, Streptococchi, E. Coli, Pseudomonas spp.), può esitare nella formazione di ulcere profonde (1, 5, 15).
Le più comuni cause di lesioni corneali sono senza dubbio quelle meccaniche, seguite dalle infettive (batteri, virus, miceti), dalle metaboliche e dalle neurologiche (in alcune razze brachicefale ad esempio vi è la possibilità di una carenza dell’innervazione corneale coinvolgente in particolare modo la zona centrale) (5, 9, 11, 13).
La lesione traumatica diretta della cornea è probabilmente la causa meccanica più frequente di cheratite ulcerativa nel cane, seguita dalla presenza di corpi estranei e di alterazioni oculari che possono predisporre o causare l’ulcera corneale (es. KCS, entropion, distichie) (9, 11).
La perdita di uno o più strati a carico dell’epitelio corneale viene comunemente definita erosione corneale, mentre la perdita a tutto spessore dell’epitelio con concomitante interessamento dello stroma viene definita ulcera (14).
Le ulcere superficiali sono sicuramente le lesioni più dolorose per l’animale in quanto si ha esposizione delle terminazioni nervose della branca oftalmica del quinto paio di nervi cranici (N. trigemino) presenti fino alla zona subepiteliale dello stroma superficiale (4, 8, 15).
I processi ulcerativi a carico della cornea costituiscono uno dei più frequenti problemi oculari riscontrati nella pratica dei piccoli animali. Se trascurati e non trattati nei modi e nei tempi dovuti, rappresentano una delle più comuni cause di cecità nel cane; devono pertanto essere considerati vere e proprie emergenze oculari (15).
Scopo del lavoro è stato effettuare uno studio retrospettivo al fine di valutare la tipologia e l’eziologia delle lesioni corneali riscontrate, la concomitanza di altre lesioni oculari, il trattamento attuato ed i tempi ed i modi di guarigione dei soggetti considerati.
Abbiamo volutamente trascurato le erosioni corneali in quanto lo studio ha voluto prendere in considerazione lesioni più profonde, coinvolgenti almeno lo stroma corneale.
La ricerca è stata eseguita su 78 cani (47 maschi e 31 femmine) visitati presso l’Istituto di Clinica Chirurgica Veterinaria dell’Università degli Studi di Parma.
L’età dei cani presi in esame è risultata compresa tra un mese e 12 anni (media 4,1 anni).
Per quanto riguarda la razza, circa il 25% dei cani (20 casi) apparteneva a razze che svolgono attività venatoria, mentre 16 cani facevano parte di razze brachicefale, caratterizzate da orbite poco profonde ed occhi particolarmente sporgenti e quindi più facilmente predisposti ai traumatismi di tipo corneale. I restanti soggetti appartenevano alle razze normalmente osservate nelle nostra zona (Tabella n.1).

Tutti i cani oggetto di questo studio presentavano fotofobia, epifora, blefarospasmo. In alcuni soggetti erano già presenti visibili alterazioni della cornea quali perdita di trasparenza (edema corneale o cheratite) e neovascolarizzazione.
I soggetti sono stati tutti sottoposti ad esame clinico e a visita oculistica completa. In alcuni casi interessati da dolore e fastidio molto accentuati è stato necessario procedere ad una sedazione per potere eseguire la visita oculistica.
Le lesioni corneali sono state messe in evidenza mediante l’utilizzo della colorazione con fluoresceina nelle ulcere superficiali e profonde o mediante osservazione diretta e macroscopica nelle ulcere perforate, nei descemetocele e nei prolassi dell’iride.
Sono stati poi valutati la reazione di ammiccamento alla minaccia ed i riflessi pupillari diretti e consensuali.
E’ stato eseguito lo Schirmer Tear Test per la valutazione della produzione lacrimale in quei soggetti nei quali le lesioni potevano far sospettare una Cheratocongiuntivite Secca (KCS) (range considerato normale tra i 15 e i 25 mm/min). La presenza di KCS, e quindi di una marcata secchezza oculare, può infatti predisporre l’animale alla comparsa di lesioni a carico della cornea (5, 11).
Mediante l’esame clinico abbiamo poi messo in evidenza lesioni oculari preesistenti o conseguenti alla lesione corneale identificata.
La visita oculistica, insieme all’anamnesi, in molti casi ha permesso di accertare l’eziologia della lesione.
Le lesioni sono state classificate, a seconda della gravità e del decorso, in ulcere superficiali, ulcere indolenti recidivanti, ulcere profonde, descemetocele, ulcere perforate e prolassi d’iride.
In tutti i casi è stata attuata una terapia di tipo medico volta a diminuire il dolore e ad impedire o combattere le infezioni batteriche secondarie. In alcuni casi è stato necessario anche controllare la lisi corneale. Sono stati quindi impiegati farmaci parasimpaticolitici ciclopegici (atropina), antibiotici e inibitori delle collagenasi ad uso topico e somministrati più volte il giorno.
Nei casi più gravi, invece, è stato necessario intervenire chirurgicamente, sottoponendo così tali soggetti ad anestesia generale gassosa secondo un protocollo standard utilizzato in soggetti di classe ASA 2.
Le diverse procedure chirurgiche, debridement, suture corneali, flap della terza palpebra, flap congiuntivali peduncolati o liberi, iridectomie, tarsorrafie, sono state scelte in base alla gravità delle lesioni cliniche riscontrate. Quando la lesione era causata da patologie oculari preesistenti (entropion, distichie, KCS) si è provveduto a trattare le suddette patologie con terapia sia medica che chirurgica.
In tutti i soggetti è stata consigliata l’applicazione di collare Elisabetta per evitare eventuali nuovi traumatismi.
Per la terapia farmacologica postoperatoria sono stati utilizzati gli stessi farmaci locali prima elencati: antibiotici, parasimpaticolitici cicloplegici, inibitori delle collagenasi ed in alcuni casi corticosteroidi.
Tutti i cani sono stati poi sottoposti a numerose visite di controllo fino a completa cicatrizzazione della lesione corneale. I soggetti sottoposti esclusivamente a terapia farmacologica sono stati controllati ogni tre giorni fino alla completa guarigione della lesione ed alla negativizzazione dell’esame con fluoresceina. Nei soggetti con tarsorrafia i punti di sutura sono stati rimossi dopo 10/12 giorni e poi, se non guariti, visitati ad intervalli di tre giorni sino a completa cicatrizzazione della lesione. I soggetti trattati con flap congiuntivale hanno richiesto numerosi controlli nei primi giorni in attesa della vascolarizzazione del flap. Sono poi stati rivisitati dopo 20/25 giorni per la rimozione dei punti di sutura. Una volta rimossi i punti sono stati sottoposti a terapia cortisonica locale per facilitare l’assottigliamento del flap e il ritorno alla trasparenza della cornea. Le suture corneali sono state asportate dopo 15/20 giorni dall’intervento chirurgico.
Risultati
Nei 78 cani presi in considerazione sono state evidenziate, 28 ulcere superficiali, 2 ulcere indolenti recidivanti 29 ulcere profonde, 2 descemetocele, 4 ulcere perforate e 13 prolassi d’iride.
In 22 casi non è stato possibile risalire all’eziologia della lesione, in 56 casi la visita oculistica completa e l’anamnesi ci hanno permesso di accertarne la causa. In 23 casi è stata riportata una generica causa di tipo traumatico, in 6 animali (casi n. 26, 35, 40, 54, 55, 60) la lesione è stata procurata da un corpo estraneo ed in 9 (casi n. 1, 3, 12, 24, 33, 37, 49, 53, 56) più specificatamente da un corpo estraneo di tipo vegetale (in 6 casi di questi i corpi estranei di tipo vegetale sono stati repertati nel fornice congiuntivale o al di sotto della terza palpebra). In altri 3 soggetti la lesione è stata procurata da un’arma da fuoco (casi n. 42, 47, 63), in 3 cani dal graffio di un gatto (casi n. 46, 67, 72), mentre in un solo caso (caso n. 5) è stata evidenziata una lesione causata da un agente infettivo, in questo caso herpes virus (tipica ulcera dendritica da herpes).
I restanti 11 animali alla visita clinica hanno presentato alcune anomalie oculari probabilmente responsabili della lesione. In 5 casi, infatti, la presenza di entropion ha portato alla comparsa di lesioni traumatiche della cornea dovute allo sfregamento delle ciglia contro di essa (casi n. 73, 74, 75, 76, 77). In altri 2 soggetti la causa delle lesioni corneali è stata da imputare alla presenza di distichie, ovvero ciglia ectopiche presenti a livello degli sbocchi delle ghiandole di Meibomio (casi n. 45, 78), mentre negli altri 4 era presente una KCS (casi n. 2, 13, 16, 20).
In 22 cani, oltre alla lesione corneale non si sono evidenziate altre alterazioni oculari significative. Nei restanti 56 soggetti invece, oltre ai già ricordati casi di entropion, KCS e distichiasi, sono state riscontrate altre modificazioni soprattutto a carico del segmento anteriore dell’occhio quali: fuoriuscita dell’umor acqueo (caso n. 66), emorragia sclerale (caso n. 69), prolasso della ghiandola della terza palpebra (caso n. 38), congiuntivite (casi n. 1, 6, 8, 11), cheratite (casi n. 7, 10, 19, 28, 41, 45, 48, 56, 67, 70, 73), cheratocongiuntivite (casi n. 12, 17, 31, 36, 39, 40, 57, 59, 62, 77), chemosi congiuntivale (casi n. 3, 24, 33, 54, 64), edema corneale (caso n. 22, 26, 43, 51), dermoide corneale (caso n. 45), ifema (casi n. 23, 26, 27, 44, 59, 63), ipopion (casi n. 29, 42, 46, 48, 68), cataratta (caso n. 24), glaucoma (caso n. 41) e prolasso del vitreo (caso n. 72). Molto spesso queste patologie sono state riscontrate contemporaneamente nello stesso occhio.
In 25 casi è stata eseguita esclusivamente una terapia di tipo farmacologico.
I rimanenti 53 soggetti invece sono stati sottoposti a terapia di tipo chirurgico; in 45 cani questa decisione è stata presa come prima scelta, mentre nei restanti 8 si è deciso a seguito di insuccesso della terapia farmacologica.
I trattamenti chirurgici sono stati: debridement dell’epitelio corneale, tarsorrafia, flap della terza palpebra, flap congiuntivale, iridectomia e sutura corneale. Nei soggetti nei quali l’ulcera era secondaria a lesioni di altra natura si è provveduto a trattare le patologie primarie sia farmacologicamente (4 casi di KCS trattate localmente con ciclosporina A) sia chirurgicamente (5 casi di entropion, 1 caso di distichiasi).
In 21 casi abbiamo esclusivamente provveduto ad eseguire una tarsorrafia temporanea (10-12 giorni) per facilitare la riepitelizzazione e la guarigione dell’ulcera. Questo trattamento protettivo della cornea, limita molto il dolore provocato dal movimento delle palpebre e della membrana nittitante a contatto con l’ulcera. Quattro di questi casi hanno richiesto anche l’asportazione di un corpo estraneo corneale.
In 10 cani alla tarsorrafia è stato associato un flap congiuntivale (in 6 casi libero ed in 4 peduncolato) prelevato o dalla congiuntiva della palpebra superiore o dalla congiuntiva della terza palpebra (casi n. 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52).
In 3 cani è stato esclusivamente applicato un flap (due flap congiuntivali ed un flap della terza palpebra) (casi n. 60, 61, 62).
In 3 soggetti è stato praticato un intervento comprendente iridectomia, sutura della cornea e tarsorrafia (casi n. 57, 58, 59).
In altri 3, oltre a questo tipo di approccio è stato associato anche un flap congiuntivale (casi n. 63, 64, 65).
Altri 3 cani hanno invece richiesto l’iridectomia, l’applicazione di un flap congiuntivale e la tarsorrafia, ma non la sutura della cornea (casi n. 66, 67, 68).
In un altro ancora è stata esclusivamente effettuata l’iridectomia associata alla sutura della cornea (caso n. 69).
Due debridement dell’epitelio corneale necrotico (casi n. 70, 71) sono stati eseguiti in soggetti con ulcera indolente recidivante (uno dei quali associato a flap della terza palpebra, caso n. 71).
Un solo caso tra tutti ha richiesto l’enucleazione del bulbo oculare (caso n. 72).
In 6 animali abbiamo corretto chirurgicamente la patologia oculare responsabile della lesione (entropion in 5 casi ed elettrodepilazione distichie in un caso). In un caso di questi è risultato necessario anche eseguire un’iridectomia associata a sutura corneale e tarsorrafia (caso n. 78) e in 2 casi una tarsorrafia per la gravità delle lesioni corneali presenti (casi n. 73, 74). E’ stata chiaramente data la precedenza al trattamento della lesione ulcerativa, ed in seguito ci si è occupati della correzione della patologia responsabile della lesione.
In alcuni soggetti, nonostante la presenza di lesioni molto gravi, non c’è stata l’autorizzazione del proprietario ad intervenire con una terapia chirurgica costosa o complessa.
In tutti i soggetti si è verificata la guarigione della lesione corneale ad eccezione dell’unico caso in cui da subito abbiamo optato per l’enucleazione del bulbo (caso n. 72). Per guarigione abbiamo infatti inteso l’ottenimento della completa cicatrizzazione della lesione e quindi la negativizzazione all’esame con la fluoresceina oltre che la scomparsa dei sintomi con i quali l’animale si era presentato all’esame clinico (blefarospasmo, fotofobia, epifora). Non in tutti i casi è stato comunque possibile conservare la vista dell’animale. In 4 casi infatti si è ottenuta la guarigione della lesione pur con la perdita della capacità visiva. In altri 6 soggetti è residuato invece un lieve leucoma cicatriziale permanente nonostante l’impiego locale di cortisonici.
La guarigione media è risultata di 14 giorni, anche se bisogna sicuramente fare una distinzione per quanto riguarda la diversità di guarigione in base al tipo di lesione: ulcere superficiali, infatti, sono guarite in alcuni giorni, mentre, al contrario, i prolassi d’iride e le ulcere perforate hanno richiesto trattamenti ben più lunghi e tempi di guarigione superiori anche ai 30 giorni.
Discussione e conclusioni
La gestione delle ulcere corneali è sicuramente un problema di notevole importanza nell’oftalmologia dei piccoli animali, specie nella scelta della terapia.
La prima cosa da fare in presenza di un cane con occhio dolorante (fotofobia e blefarospasmo) ed epifora è sicuramente stabilire se l’animale può essere visitato in queste condizioni o se è necessario l’ausilio di una sedazione.
Si procede quindi alla visita mediante oftalmoscopio e all’esame con fluoresceina. La fluoresceina, essendo un colorante idrosolubile, non penetra attraverso cornea e congiuntiva integre, ma esclusivamente attraverso lo stroma corneale andando a pigmentare tutte quelle zone in cui manca invece l’epitelio. Non bisogna però farsi ingannare dai descemetocele in quanto la fluoresceina fissandosi solo allo stroma corneale non pigmenta la membrana di Descemet; è presente comunque una gravissima lesione, un’ulcera profonda della cornea che ha coinvolto sia l’epitelio che lo stroma corneale, andando ad esporre la membrana di Descemet (8, 10, 12).
Molto spesso, nei casi di ulcere non troppo recenti, si può assistere alla presenza di una marcata vascolarizzazione corneale proveniente dai vasi perilimbari della congiuntiva, fenomeno questo, di naturale risposta al danno corneale.
La vascolarizzazione si ha in genere dopo 3/6 giorni dal trauma o dall’inizio dell’ulcerazione e progredisce, alla velocità di 1 mm al giorno, dal limbo verso il centro dell’occhio. E’ comunque un fenomeno positivo dal punto di vista prognostico e facilmente controllabile, a riparazione avvenuta, con colliri e pomate a base di cortisone (10).
Le ulcere corneali superficiali in genere, ma anche certe ulcere profonde, guariscono invece non tramite neovascolarizzazione, ma attraverso la riepitelizzazione della lesione da parte delle cellule basali. Da notare che talvolta le ulcere profonde che guariscono per riepitelizzazione possono lasciare un difetto corneale, una mancanza di tessuto chiamata "facet" (12). In 2 soggetti (casi n. 32, 43) interessati da ulcera profonda in cui si è avuta una guarigione di questo tipo, abbiamo riscontrato la completa riepitelizzazione della lesione e la negativizzazione all’esame con fluoresceina nonostante fosse presente una "facet", ovvero una mancanza di stroma corneale e quindi un infossamento della cornea visibile anche all’esame macroscopico.
Le ulcere indolenti refrattarie non tendono invece a guarire nonostante siano trascorsi già 7/10 giorni dalla comparsa della lesione. In questi casi è necessario applicare il cosiddetto debridement, ovvero la rimozione dell’epitelio necrotico con un tampone fino a quando il margine dell’ulcera non risulti costituito da epitelio sano e fortemente adeso allo stroma sottostante (14). Se l’epitelio necrotico non viene rimosso completamente, la guarigione sarà sicuramente ritardata o improbabile. Talvolta, infatti, vi sono ulcere di questo tipo che rimangono superficiali per settimane e poi vanno ad interessare gli strati profondi in seguito a ulteriori traumi o infezioni batteriche secondarie con il rischio di una possibile perforazione dell’occhio. Oltre ai tradizionali trattamenti di tarsorrafia e flap congiuntivale, in questo tipo di lesioni, a volte anche bilaterali, risulta molto efficace l’utilizzo di lenti a contatto morbide. Hanno infatti un effetto simile a quello dei flap congiuntivali, sono ben tollerate dall’animale, hanno il vantaggio di venire applicate in anestesia locale, non rendono l’animale cieco, consentono l’applicazione delle terapie locali e possono venire tranquillamente rimosse ed applicate più volte. Gli svantaggi sono invece dati dalla possibilità, peraltro abbastanza frequente, che si dislochino e vengano perse, e dalla disparità esistente tra le dimensioni ed il raggio di curvatura delle lenti reperibili in commercio ed il raggio di curvatura della cornea degli animali (9, 15).
In caso di ulcere profonde, recidivanti, perforate, o in rapido sviluppo, descemetocele o prolassi d’iride, risulta sempre molto importante cercare di proteggere il più possibile la cornea sede di lesione tramite tarsorrafia, flap congiuntivali o flap della terza palpebra (9).
Le ulcere profonde risultano essere molto pericolose in quanto l’eventuale perforazione può portare ad un prolasso d’iride. Per questo motivo la terapia chirurgica mira a dare un sostegno di tipo meccanico alla cornea oltre che a bloccare un’ulteriore distruzione del tessuto corneale (13); lo stesso discorso vale chiaramente anche per i casi di descemetocele, ulcera perforata e prolasso d’iride.
I flap congiuntivali sono sicuramente un ottimo mezzo di supporto per la cornea cui forniscono un buon apporto di sangue nella sede di lesione. La zona in cui viene prelevato il tessuto per creare il flap rigenera dopo pochi giorni senza che sia necessario ricorrere a sutura. Questo tessuto viene in genere asportato dalla palpebra superiore o dalla terza palpebra, può essere libero o peduncolato; se peduncolato mantiene la sua continuità con il tessuto congiuntivale da cui viene prelevato (7). Non si devono creare flap troppo spessi che si dimostrano opachi ed interferiscono con la vista. I flap migliori, ma più difficili da eseguire, sono senz’altro quelli più sottili. Nell’arco di 2/3 settimane la lesione cicatrizza e la congiuntiva aderisce alla cornea epitelizzata. Il flap di solito va lasciato in situ fino a completa guarigione della lesione corneale. Il tessuto congiuntivale che rimane sulla cornea regredisce poi dopo poche settimane.
Un altro metodo più recente è quello relativo alla possibilità di utilizzo di cornee congelate per l’esecuzione di trapianti corneali omologhi (7).
In caso di descemetocele e quindi della protrusione della membrana di Descemet attraverso il fondo di un’ulcera risulta importante suturare la cornea (le suture andranno poi rimosse dopo circa 15-20 giorni), oppure eseguire anche in questo caso un flap al fine di evitare la possibilità di un eventuale perforazione dell’occhio e conseguente prolasso d’iride. Il descemetocele è molto frequente in caso di ulcere centrali presenti in cani con occhi sporgenti, caratterizzati da minor sensibilità superficiale della cornea.
Nei casi di prolasso d’iride invece si interviene amputando l’iride prolassata o cercando eventualmente di riposizionarla in camera anteriore, se il prolasso non è troppo esteso e se la lesione è molto recente (meno di un’ora) (6). Bisogna poi provvedere a suturare la ferita con punti da materassaio orizzontali staccati o con punti semplici staccati (in genere utilizziamo Nylon o Seta 8/0). La cornea inizialmente, dopo la sutura, appare piuttosto irregolare, ma poi si modifica e torna normale; a questo punto è opportuno cercare di proteggerla ulteriormente con un flap della terza palpebra o con un’eventuale tarsorrafia.
Nei casi invece in cui repertiamo la presenza di un corpo estraneo infisso nello spessore corneale risulta a volte sufficiente l’utilizzo di un ago da 25 G per sollevare ed asportare ad esempio l’eventuale spina, altre volte invece risulta indispensabile incidere il tessuto corneale parallelamente al corpo estraneo e quindi provvedere ad asportarlo.
La prognosi in tutti questi casi è sicuramente correlata alla profondità e all’estensione della lesione oltre che alla gravità del danno interno. Quando le lesioni profonde causano anche la rottura della lente è necessario eseguire una lentectomia per evitare la formazione di una cataratta secondaria di tipo traumatico.
Traumi da contusione gravi, ferite da arma da fuoco o corpi estranei penetranti provocano a volte danni irreversibili all’uvea e alla retina.
La penetrazione completa è sempre una situazione piuttosto grave poiché il rischio di infezioni intraoculari e di uveite è considerevole. L’entità dell’emorragia ha anch’essa valore prognostico in quanto, se non è imponente, la prognosi si dimostra favorevole. I coaguli di sangue vengono infatti riassorbiti dall’umor acqueo che poi tende, in breve tempo, a tornare trasparente.
Nella gestione delle lesioni corneali dalle più superficiali fino ai prolassi d’iride, risulta quindi molto importante l’utilizzo della terapia farmacologica. Il nostro protocollo terapeutico prevede l’utilizzo di farmaci locali quali antibiotici ad ampio spettro, inibitori delle collagenasi e midriatici e cicloplegici ai fini di attenuare il dolore derivante da un’uveite collaterale (1, 6, 8, 11, 14).
Un’importante regola da tenere sempre presente è l’assoluto divieto dell’impiego della terapia cortisonica, soprattutto locale, nei fenomeni di tipo ulcerativo (sempre che non siano presenti imponenti fenomeni di tipo uveitico che richiedono la somministrazione per via sistemica di cortisone) (12). La somministrazione per via sistemica non pare infatti avere lo stesso effetto dei trattamenti topici ed è essenziale per prevenire le conseguenze indesiderate che potrebbero derivare da una possibile uveite. I cortocosteroidi infatti, riducono sì il dolore e la risposta infiammatoria, ma il loro uso locale inibisce il normale processo di guarigione e può esitare nella perdita dell’occhio attraverso la perforazione dello stesso. La loro azione tende infatti ad inibire la formazione del collagene, a ridurre l’attività fibroblastica ritardando così la guarigione epiteliale (9, 15). La loro applicazione locale è esclusivamente consentita nel controllo della vascolarizzazione corneale una volta che l’ulcera è guarita e risulta negativa all’esame con la fluoresceina, oltre che per rendere il più possibile trasparente la cornea una volta asportati i punti di sutura dei flap congiuntivali (3, 8, 14).
Se l’ulcera presenta necrosi corneale o perdura da più di cinque giorni, risulta importante eseguire una terapia anticollagenasica al fine di arrestare il rapido deterioramento dello stroma corneale provocato dalla digestione da parte delle collagenasi. Questi enzimi normalmente stimolano la rimozione delle cellule morte dalla cornea promuovendo così il normale processo di guarigione, ma, a volte, quando liberate da leucociti, fibroblasti corneali, funghi e batteri (ad esempio Pseudomonas spp.), possono portare ad un’eccessiva velocità nella lisi della cornea (5, 8). Tra i più usati inibitori delle collagenasi vi sono senz’altro l’acetilcisteina ed il siero di sangue contenente in abbondanza sostanze anticollagenasiche (12).
La terapia antibiotica e quella anticollagenasica nei casi di ulcera superficiale hanno una frequenza di somministrazione di tre volte al giorno (ogni otto ore), la frequenza aumenta poi gradualmente con il peggiorare della patologia fino a divenire decisamente aggressiva nei casi di lisi corneale nei quali è necessaria un’applicazione addirittura oraria per alcuni giorni.
Midriatici e cicloplegici invece, vengono applicati 1/3 volte al giorno a seconda delle necessità.
Nei casi in cui ci si trovi di fronte ad un’ulcera di qualsiasi dimensione che si sta approfondendo rapidamente, ad un’ulcera superficiale o profonda con margini indistinti di colore grigio-giallo, oppure ad un’ulcera di piccole dimensioni che però presenti un risposta infiammatoria sproporzionatamente intensa, risulta di notevole ausilio diagnostico l’esecuzione di un esame citologico e colturale della cornea (9).
L’efficacia della terapia medica in questo campo è data dalla possibilità di variare giornalmente il tipo dei farmaci e la loro posologia in relazione all’andamento dei sintomi e all’evoluzione della lesione.
In molti casi quindi, le lesioni corneali si rivelano patologie d’urgenza per le quali occorre un intervento immediato al fine di eliminare il dolore e il rischio della perdita della vista, permettendo così un prognostico migliore circa il recupero della capacità visiva dell’animale. In caso di descemetocele, ulcera perforata o prolasso d’iride, risulta infatti molto importante intervenire immediatamente per evitare, nel primo caso che l’occhio si perfori, negli altri due lo scatenarsi di imponenti fenomeni di tipo uveitico che possono esitare nella perdita dell’occhio.





Parole Chiave: Occhio, Cornea, Ulcera, Cane.
Key Words: Eye, Cornea, Ulcer, Dog.
Palabras Claves: Ojo, Córnea, Úlcera, Perro.
RIASSUNTO - Gli Autori riportano la loro esperienza circa
le lesioni corneali del cane. Vengono presi in considerazione 78 soggetti (47
maschi e 31 femmine) visitati presso l’Istituto di Clinica Chirurgica dell’Università
degli Studi di Parma.
Nei cani presi in esame sono stati evidenziati: 2 casi di ulcere indolenti recidivanti,
28 ulcere superficiali, 29 ulcere profonde, 2 descemetocele, 4 ulcere perforate
e 13 prolassi d’iride.
Sono state esaminate le cause responsabili della lesione e la presenza o meno
di altre patologie oculari sia preesistenti che causanti o conseguenti l’ulcera
corneale. In 25 casi è stata eseguita una terapia farmacologica conservativa,
mentre i restanti cani sono stati sottoposti ad intervento chirurgico. Sono
stati poi discussi i vari tipi di intervento, le caratteristiche della terapia
farmacologica ed i tempi di guarigione dei vari soggetti.
SUMMARY - The Authors report their experience on corneal
lesions in dog. Seventy-eight dogs (47 males and 31 females) who presented at
the Veterinary Surgery Department of the University of Parma were included in
this study.
Of the 78 dogs included in this study: 2 presented with recurrent indolent ulcers,
28 had superficial ulcers, 29 presented with deep ulcers, 2 with descemetocoele,
4 with perforated ulcers and 13 with prolapses of iris.
We evaluated the aetiology of the corneal lesions along with the concurrent
presence of other ocular pathologies, either preexistent or not.
Twenty-five dogs were treated pharmacologically, while the others underwent
surgical treatment.
Then, we have discussed the different types of surgery, the characteristic of
the pharmacological therapy and the time of healing of the different animals.
RESÚMEN - Los Autores aportan su experiencia acerca
de las lesiones corneales del perro. Se toman en consideración 78 sujetos
(47 machos y 31 hembras) visitados en el Istituto de Clinica Quirurgica de la
Universidad de los Estudios de Parma.
En los perros tomados en examen se evidenciaron: 2 casos de úlceras reincidentes,
28 úlceras superficiales, 29 úlceras profundas, 2 descemetocoele,
4 úlceras perforadas y 13 prolaxos de iris.
Hán sido éxaminadas las causas responsables de las lesiones y
la presencia o menos de otras patologias oculares sea preexistentes, que causantes,
que consecuentes de úlcera de la córnea.
En 25 casos se hizo una terapia farmacologica conservativa, mientras los demas
perros fueron operados.
Ulteriormente fueron discutidos los varios tipos de interventos, las caracteristicas
de las terapias farmacologicas y de los tiempos de cura de los varios sujetos.
Bibliografia