EFFETTO DEL TIPO GENETICO SULLE PRESTAZIONI PRODUTTIVE DI VITELLI IN SVEZZAMENTO1

Sabbioni A.2,3, Superchi P.2, Sussi C.2, Frison A.2, Bonomi A.2

1Ricerche effettuate con finanziamento M.U.R.S.T. (Università di Parma, fondi locali per la ricerca; titolare Prof. A.Sabbioni).

2Istituto di Zootecnica, Alimentazione e Nutrizione. Facoltà di Medicina Veterinaria. Università di Parma (Italy). Direttore: Prof. A.Bonomi. Il piano, l'esecuzione delle ricerche e le conclusioni spettano in parti uguali agli Autori (A.Bonomi).

3Per corrispondenza (Corresponding Author): sabbioni@unipr.it

Introduzione

E' noto che nel nostro Paese l'allevamento bovino da latte è basato principalmente sull'impiego della razza Frisona Italiana, nella quale il massiccio ricorso a riproduttori di provenienza nord americana (USA e Canada) ha determinato, da un lato, un notevole incremento della produzione lattea e, dall'altro, un considerevole peggioramento delle caratteristiche delle carcasse, soprattutto dal punto di vista della conformazione. Ciò trova conferma anche dall'esame della situazione riscontrabile in altri Paesi europei, nei quali si è assistito alla graduale introduzione di soggetti appartenenti ai ceppi nord americani della Frisona (Homer et al., 1997).

Considerando che circa i 2/3 della carne prodotta deriva da animali di razze da latte, è facile dedurre che il fenomeno non è marginale, ma interessa in pratica tutti i soggetti della filiera carni, dagli allevatori ai consumatori. Questi ultimi richiedono una carne tenera e saporita, ma con un basso tenore lipidico. Anche se non vi sono dati certi che confermino con chiarezza le relazioni intercorrenti fra contenuto in grasso della carcassa e qualità della carne, tuttavia sembra evidente che la tendenza verso carcasse di qualità inferiore dal punto di vista della conformazione, associata con le variazioni razziali sopra accennate, si traduca in un peggioramento della stessa.

Armbuster et al. (1983) suggeriscono che la marezzatura (grasso intramuscolare) della carne contribuisca poco alla qualità della stessa. Dikeman (1987) quantifica tale contributo in un 10-15% della variazione dell'appetibilità. Dikeman et al. (1979) e Buchter (1986) ritengono però che, a bassi livelli di grasso intramuscolare, la tenerezza e la succulenza della carne siano meno soddisfacenti che ad alti livelli e che esista un limite al di sotto del quale l'adiposità non possa essere ridotta, se non a discapito della qualità della carne.

E' evidente che la razza è un fattore che influenza la quota di grasso di marezzatura in rapporto al grasso di copertura (Johnson, 1987; Cundiff et al., 1994) e quindi le qualità organolettiche della carne.

E' però altrettanto evidente che la razza agisce anche a monte di queste problematiche, interferendo con le performance degli animali in tutti i periodi della loro vita (peso alla nascita, allo svezzamento, a fine ciclo).

Data l'elevata proporzione di animali di razze da latte coinvolti nella produzione della carne, il sistema più efficace per migliorare la qualità e la quantità di carne prodotta sembra risiedere nella sistematica applicazione dell'incrocio fra tori di razze da carne e bovine di razze da latte eccedenti la quota di rimonta (Bittante e Gallo, 1990).

Una ulteriore giustificazione all'applicazione di tale pratica sta nella integrazione del reddito dell'allevatore, dovuta al maggior prezzo di mercato dei soggetti incrociati rispetto a quelli di razze da latte (Sabbioni et al., 1994). A questo proposito, al fine di massimizzare il valore dei vitelli da macello, è di fondamentale importanza la scelta della razza paterna, per la quale è necessario tenere conto della possibilità di insorgenza di problemi al parto.

L'orientamento attuale è quello di rivolgersi:

a) a razze caratterizzate da ipertrofia muscolare (Piemontese, Bianco Blu Belga), a patto di impiegare riproduttori valutati geneticamente per il carattere "peso dei figli alla nascita";

b) a razze caratterizzate da buone prospettive produttive nella fase di ingrasso (Limousine, Charollaise);

c) a razze interessate da una buona resistenza e rusticità (linea carne della Pezzata Rossa Italiana).

Nel primo caso si intende sfruttare l'effetto del gene maggiore responsabile della ipertrofia muscolare (mh/mh), il quale, negli eterozigoti (mh/+) presenta un certo grado di codominanza e determina un fenotipo intermedio, benché maggiormente somigliante al fenotipo normale (+/+) (Hanset e Michaux, 1985).

Nel secondo e nel terzo caso l'obiettivo è l'ottenimento di buone performance di allevamento e di carcasse pesanti o medio-pesanti, partendo da animali con costi iniziali meno alti dei primi.

Nell'ottica di un approfondimento delle conoscenze relative alla attuazione di schemi di incrocio sempre più rispondenti alle aspettative degli allevatori, vengono riportati nel presente lavoro i risultati di una sperimentazione, condotta presso un allevamento commerciale, relativa alle performance di vitelli incrociati, durante una fase molto delicata, ma spesso scarsamente considerata, quale quella dello svezzamento.

La letteratura consultata è infatti ricca di notizie circa gli effetti positivi della tecnica dell'incrocio a due vie sulle performance di allevamento dei vitelloni, mentre alcuni avanzano dei dubbi circa l'efficacia della tecnica nelle fasi iniziali della vita dei soggetti, per il fatto che le stesse sono fortemente dipendenti dalle condizioni ambientali durante la gravidanza e, nel caso di allattamento naturale, dalla produzione lattea della madre. Scopo della presente ricerca è stato quindi quello di indagare sui principali parametri di allevamento durante la fase di svezzamento di vitelli meticci, al fine di mettere in evidenza le combinazioni genetiche che meglio si adattano a sistemi di allevamento caratteristici dell'Italia settentrionale.

Materiali e metodi

La ricerca è stata condotta presso un allevamento della provincia di Padova, utilizzando 54 vitelli maschi dell'età di circa 30 d, allevati, nel corso di due prove distinte (1a prova dal 23/12 al 17/03; 2a prova dal 18/03 al 07/06), caratterizzate da condizioni climatiche diverse (1a prova: inverno; 2a prova: primavera), in box contigui su lettiera permanente, all'interno di un capannone con ventilazione forzata ma senza regolazione della temperatura.

Gli animali appartenevano a tre incroci, ottenuti utilizzando, su bovine di razza Frisona Italiana, tori di razza Bianco Blu Belga (incroci BF), Limousine (incroci LF) e Pezzata Rossa Italiana (incroci PRF). La prima prova ha interessato 10 vitelli BF, 9 LF e 5 PRF, la seconda 11 BF, 10 LF e 9 PRF.

Ciascuna prova ha avuto una durata massima di 12 settimane: tuttavia, per ciascun vitello, la fine dello svezzamento è stata decisa dal tecnico, sulla base della conformazione dell'animale e della capacità di ingerire alimenti extra-lattei in quantità adeguata (2,0 kg/d di s.s.).

Gli alimenti erano rappresentati da latte ricostituito, fornito alla concentrazione del 10% seguendo il piano alimentare raffigurato nel grafico n.1, oltre a fieno di prato stabile, mangime complementare del commercio e granella di mais offerti ad libitum. Quest'ultima è stata messa a disposizione a partire dalla 7a settimana in entrambe le prove. Le variazioni del piano alimentare relativamente al latte ricostituito erano effettuate settimanalmente.

Giornalmente è stato calcolato il consumo di alimento per box, mentre settimanalmente sono stati effettuati campionamenti dei diversi alimenti che, raccolti ciascuno in un unico pool, sono serviti per l'analisi della composizione chimica (ASPA, 1980). La tabella n.1 riporta i risultati delle analisi condotte sugli alimenti.

Gli animali sono stati pesati all'inizio e alla fine della fase di allevamento. In tali momenti si è provveduto inoltre alla effettuazione di alcune misurazioni somatiche (altezza al garrese, altezza del torace, circonferenza toracica, lunghezza del tronco, circonferenza dello stinco), secondo le indicazioni di Meregalli (1980), ricorrendo all'impiego del bastone di Lydtin e del nastro centimetrato. Sulla base di tali misurazioni sono stati quindi valutati i seguenti indici zoometrici (Magliano, 1950; Falaschini e coll., 1993):

- indice di anamorfosi: (circonferenza del torace)2 / altezza al garrese;

- indice corporale: lunghezza del tronco * 100 / circonferenza del torace;

- indice di profondità toracica: altezza del torace * 100 / altezza al garrese;

- indice di conformazione laterale del tronco: altezza del torace * 100 / lunghezza del tronco;

- indice dattilo-toracico: circonferenza dello stinco * 100 / circonferenza del torace.

E' stata inoltre determinata l'efficienza biologica dell'accrescimento (EBA), così come proposta da Pilla (1991) e Pilla et al. (1987, 1989); essa viene ottenuta come rapporto tra incremento di peso vivo e peso metabolico mantenuto in un preciso arco di tempo [EBA=IPG(g)/PV(100kg)0.75]; questo parametro permette la valutazione delle reali potenzialità produttive dei soggetti, poiché con esso il fabbisogno di mantenimento, correlato al peso metabolico, viene di fatto "livellato" (Bonanno et al. 1997).

I dati individuali sono stati analizzati statisticamente attraverso l'analisi della varianza e della covarianza, utilizzando il package SAS (1989) ed applicando i seguenti modelli lineari:

a) per i dati relativi al peso vivo iniziale, agli IPG, alla durata del ciclo, all'ICA e all'EBA:

yijk = m + Ti + Pj + (TP)ij + e ijk

b) per i dati relativi al peso vivo finale, alle misurazioni somatiche e agli indici zoometrici:

yijk = m + Ti + Pj + (TP)ij + b1x1ijk + e ijk

c) per i dati relativi ai consumi alimentari:

yijk = m + Ti + Pj + (TP)ij + b2x2ijk + e ijk

dove:

yijk = singola osservazione;

m = media generale;

Ti = effetto fisso del tipo di incrocio (i = BF, LF, PRF);

Pj = effetto fisso della prova (j = 1,2);

(TP)ij = effetto dell'interazione;

b1 = coefficiente di regressione con il peso, la misura o l'indice zoometrico iniziale (x1ijk);

b2 = coefficiente di regressione con la settimana di allevamento (x2ijk);

e ijk = errore casuale residuo.

Risultati

Nella tabella n.2 sono riportati i valori relativi ai principali parametri di allevamento. Dall'esame della tabella è possibile mettere in evidenza che i soggetti BF hanno presentato un peso vivo finale significativamente superiore (P<0,05) agli LF (+2,21%), mentre i PRF hanno messo in luce un valore intermedio e non significativamente diverso (P>0,05) dagli altri. Considerando poi che i primi hanno fatto registrare una durata del ciclo inferiore di 1,38 d, rispetto ai secondi, ne deriva una differenza altamente significativa (P<0,01) fra BF e LF, a favore dei primi, in termini di IPG (+9,56%). Anche per quest'ultimo parametro i soggetti derivati dall'incrocio con tori di razza Pezzata Rossa Italiana hanno manifestato un valore inferiore rispetto ai derivati Bianco Blu Belga (-4,36%) e superiore nei confronti dei derivati Limousine (+4,78%) (P<0,05). I soggetti BF hanno presentato anche valori di EBA significativamente superiori agli LF (+84,07 g/100kg0.75) (P<0,01) e ai PRF (+50,74 g/100kg0.75) (P<0,05). I valori registrati per vitelli derivati da incroci con la Pezzata Rossa sono superiori a quelli derivati Limousine, per quanto la differenza tra medie non sia risultata significativa (P>0,05).

La stagione di prova si è rivelata fonte di variabilità per la durata del ciclo (+4,25 d in inverno vs primavera; P<0,01), per gli incrementi ponderali giornalieri dei vitelli (-28 g/d in inverno vs primavera; P<0,05) e per l'efficienza biologica dell'accrescimento (-34,13 g/100kg0.75 in inverno vs primavera; P<0,05). E' interessante notare la presenza di una interazione significativa (P<0,01) fra tipo di incrocio e durata del ciclo; infatti, mentre i soggetti BF e PRF non hanno manifestato differenze di rilievo nel corso delle due prove (risp. 72,5 e 73,45 d per i primi; 74 e 71 d per i secondi), i vitelli LF hanno mostrato in primavera una durata del ciclo sensibilmente inferiore (69 d vs 79,71) (tabella n.3).

Con riferimento ai consumi di sostanza secca totali e ripartiti per le diverse fonti alimentari (tabella n.2), non è stato possibile mettere in evidenza differenze significative legate al tipo di incrocio. L'effetto della prova (stagione di allevamento) è invece risultato quasi sempre altamente significativo: ciò induce a ritenere che, poiché tutti gli alimenti, ad eccezione del latte ricostituito, erano forniti ad libitum, gli animali abbiano usufruito di razioni diverse nelle due prove, regolandosi in tal modo al fine di rendere maggiormente adeguate le razioni stesse ai fabbisogni, che variavano in relazione alle mutate condizioni ambientali.

Come si evince dall'esame della tabella n.2, gli animali hanno regolato l'assunzione di alimento durante l'inverno a valori superiori del 3,91% rispetto alla primavera; tenendo conto anche della assunzione del latte ricostituito, somministrato fino alla 11a settimana nella prova 1 e alla 9a nella prova 2, la differenza sale al 9,27% (P<0,10).

Tale differenza nella assunzione totale giornaliera di sostanza secca, deriva, in realtà, da un maggior consumo, nel corso della prova invernale, di fieno (+35%; P<0,01) e di granella di mais (+114%; P<0,01), accanto ad una minor assunzione di mangime complementare (-10%; P<0,10). Il latte ricostituito, come detto in precedenza, è stato somministrato in quantità più elevate nel corso della prova invernale (+33%; P<0,05).

I migliori indici di conversione sono stati registrati per gli incroci BF e PRF, rispetto a LF (P<0,01). Anche in questo caso, la stagione di allevamento si è dimostrata fonte di variabilità (P<0,01), con i valori più favorevoli ottenuti nella seconda prova. Pure significativa l'interazione fra tipo di incrocio e stagione di prova, dovuta essenzialmente al fatto che, posti a confronto con le medie di ciascuna prova, i soggetti BF hanno notevolmente migliorato il parametro nella seconda, rispetto alla prima (risp. -6,3% e -0,3%), contrariamente ai LF (risp. +4,2% e +4,8%) e ai PRF (risp. +2,2% e -4,6%) (tabella n.3).

Il genotipo dei vitelli ha determinato variazioni significative a carico di tutte le misurazioni somatiche effettuate (tabella n.4). In particolare i soggetti BF, indipendentemente dalla prova, hanno mostrato, rispetto ai LF, una maggior altezza al garrese (+1,87%; P<0,05), dovuta ad una maggior altezza del torace (+3,80%; P<0,01) ed una più elevata circonferenza del torace (+0,55%; P<0,01) e dello stinco (+1,89%; P<0,05); nei confronti dei PRF, i primi sono inoltre risultati in possesso di una maggior circonferenza toracica (+0,87%; P<0,01) e di una minor lunghezza del tronco (-3,28%; P<0,01). Gli incroci LF, rispetto ai PRF, hanno manifestato una minor altezza del torace (-3,35%; P<0,01) e lunghezza del tronco (-3,88%; P<0,01).

Le misure somatiche hanno messo in luce lievi differenze fra le due prove, con la presenza, nella seconda, di animali più alti e più corti.

A carico di alcuni indici zoometrici (i. di anamorfosi, i. corporale, i. di conformazione laterale del tronco) sono state messe in luce differenze significative, in relazione al tipo di incrocio di appartenenza dei vitelli; in tal senso, i soggetti BF e LF, rispetto ai PRF, hanno mostrato valori più elevati dell'indice di anamorfosi (risp. +1,78% e +2,07%; P<0,05) e minori dell'indice corporale (risp. -4,30% e -4,35%; P<0,01). L'indice di conformazione laterale del tronco è risultato più alto negli incroci BF, rispetto a LF e PRF (risp. +3,10% e + 4,04%; P<0,05).

Anche per gli indici zoometrici lievi differenze sono emerse nel confronto fra le due prove.

Discussione e conclusioni

Un effetto positivo e significativo dell'incrocio fra tori di razza da carne e bovine da latte o da carne sulle prestazioni produttive dei vitelli in svezzamento è già stato messo in evidenza da diversi Autori (de Faria e Rodrigues de Faria, 1996; Cunningham e Magree, 1988). Weiher et al. (1988) ritengono, invece, che le differenze fra i soggetti di razza pura e gli incroci siano scarsamente apprezzabili fino allo svezzamento, ma diventino significative dallo svezzamento ai 200 d di età.

In altre ricerche sono stati posti a confronto incroci ottenuti utilizzando diverse razze in linea paterna e materna. Arpacik et al. (1993), impiegando su bovine Jersey tori di razza Piemontese, Simmental e Charolais, hanno notato pesi allo svezzamento non significativamente diversi (risp. kg 85,74; 85,90; 91,88); Reynolds et al. (1990), accoppiando bovine di razza Hereford con tori Angus, Pezzati Rossi (media mole), Pinzgauer e Simmental (grande mole), hanno notato un effetto significativo della razza paterna sul peso a 200 d (+6,1 kg negli incroci derivati da tori di grande mole) e sugli incrementi ponderali giornalieri (+53 g/d per i Simmental vs Pezzati Rossi). Essi inoltre affermano che la mole della razza paterna fornisce una buona indicazione sulle performance attese dai vitelli.

Circa l'effetto della razza materna, le indicazioni bibliografiche appaiono spesso contrastanti: da una parte c'è chi sostiene un effetto significativo della stessa (Beauchemin et al., 1989; Kress et al., 1990; Barlow et al., 1994; Hearnshaw et al., 1994), dall'altra chi lo nega (Marques, 1995; Khadem, 1996): dall'analisi della bibliografia appare tuttavia non sempre agevole ricavare notizie circa il tipo di svezzamento dei vitelli (allattamento naturale o svezzamento con sostituti del latte), dal momento che talvolta trattasi di ricerche compiute su intere regioni, nelle quali tali aspetti della tecnica di allevamento possono essere contemporaneamente presenti. Sembra tuttavia a noi, in accordo con Reynolds et al. (1990), che l'accrescimento prima dello svezzamento sia fortemente influenzato dalla produzione di latte della madre, ma che nei sistemi di svezzamento completamente artificiali tale effetto non possa risultare rilevante.

Nella presente ricerca, il tipo di incrocio si è rivelato in grado di influenzare il peso alla fine dello svezzamento, l'incremento ponderale giornaliero, l'indice di conversione e l'efficienza biologica dell'accrescimento. Nel confronto fra le razze paterne, particolari vantaggi sembrano derivare dall'impiego di tori di razza Bianco Blu Belga. Tali vantaggi potrebbero essere legati anche alla presenza nei tori del carattere "ipertrofia muscolare", che permette di ottenere nella progenie, rispetto a quella di tori di genotipo normale, un vantaggio produttivo di circa il 24% (Hanset e Michaux, 1985).

Da notare la significativa interazione fra tipo genetico e stagione di allevamento nei confronti della durata del ciclo di svezzamento, dalla quale emerge una particolare sensibilità dei soggetti derivati dalla razza Limousine alle condizioni climatiche fredde, rispetto agli altri incroci. Tale aspetto sarebbe da prendere particolarmente in considerazione, soprattutto nel caso di allevamento nelle regioni settentrionali del Paese.

La razza paterna ha determinato anche variazioni significative sulla morfologia degli animali; sono risultati quasi sempre significativi i confronti fra derivati Bianco Blu Belga e Limousine, a vantaggio dei primi. Variazioni dell'altezza al garrese, legate al genotipo paterno, sono state descritte anche da Arpacik et al. (1993).

In conclusione si può affermare che le performance durante la fase di svezzamento di vitelli ottenuti dall'incrocio fra tori di razze da carne e bovine da latte risulta influenzato dal genotipo paterno. Nelle condizioni della ricerca effettuata, i migliori risultati sono derivati dall'impiego della razza Bianco Blu Belga, rispetto alla Limousine e alla Pezzata Rossa Italiana.


Parole chiave: incrocio, razza Frisona Italiana, razza Limousine, razza Pezzata Rossa Italiana, razza Bianco Blu Belga, svezzamento, performance vitelli.

Key words: crossbreeding, Italian Friesian Breed, Limousine breed, Italian Simmental breed, Belgian Blue breed, weaning, calves performance.

RIASSUNTO - E' stato valutato l'effetto dell'incrocio fra bovine di razza Frisona Italiana e tori Bianco Blu Belga (BF), Limousine (LF) e Pezzata Rossa Italiana (PRF) sulle performance di vitelli in svezzamento. Nel corso di due prove distinte, una in inverno ed una in primavera, 54 vitelli sono stati alimentati con la stessa dieta e allevati dalla quarta alla sedicesima settimana di vita. Il tipo di incrocio ha influenzato significativamente il peso vivo finale (120,80; 118,19; 119,81 kg, rispettivamente per BF, LF e PRF, P<0,05), l'incremento ponderale giornaliero (848, 774, 811 g/d; P<0,01), l'indice di conversione dell'alimento (1,967; 2,121; 2,002 g s.s./g IPG; P<0,01) e l'efficienza biologica dell'accrescimento (924; 840; 873 g/(100kg)0.75; P<0,01), calcolata come rapporto tra incremento ponderale e peso metabolico mantenuto [ EBA=IPG(g)/PV(100kg)0.75] . Il tipo di incrocio ha inoltre influenzato significativamente le misurazioni somatiche e i relativi indici.
I risultati ottenuti mostrano particolari vantaggi derivanti dall'incrocio di tori Bianco Blu Belga e bovine di razza Frisona Italiana.

SUMMARY - Genetic type effect on production performance of weaning calves.
The effect of crossbreeding Friesian cows to Belgian Blue (BF), Limousine (LF) and Italian Simmental (PRF) sires was evaluated on the basis of weaning performance of 54 male calves, reared from 4 to 16 weeks of age and fed the same diet. Two different trials were carried out, the first one in winter, the second in spring. Genetic type significantly affected final body weight (120.80; 118.19; 119.81 kg, respectively for BF, LF and PRF, P<0.05), average daily gain (848, 774, 811 g/d; P<0.01), feed:gain ratio (1.967; 2.121; 2.002 g d.m./g ADG; P<0.01) and biological efficiency of growth, (924; 840; 873 g/(100 kg)0.75; P<0.01), calculated as ratio between average daily gain and metabolic body weight [ BEG=ADG(g/d)/BW(100 kg)0.75] . Genetic type significantly affected also somatic measurements and respective indices. It comes out that special advantages result by crossbreeding Italian Friesian cows to Belgian Blue sires.

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