Parma, 11 marzo 2026 – Rivedi la cerimonia - «Guardare alla storia dell’origine della Repubblica italiana oggi non è solo un esercizio di memoria o un ripasso di storia ma è tornare a guardare al patrimonio di conquiste di civiltà che ci sono state consegnate». Così oggi Marta Cartabia, docente di Diritto costituzionale all’Università Bocconi di Milano, Presidente emerita della Corte costituzionale e già Ministra della Giustizia, all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Parma.
In un’Aula Magna gremita la giurista ha tenuto la prolusione Nata per unire, con riferimento al titolo del libro di Enzo Cheli sulla Costituzione, in una cerimonia aperta dalla studentessa iraniana Samira Karami come portatrice della mazza rettorale e dal coro universitario Ildebrando Pizzetti diretto da Ilaria Poldi.
Nella sua prolusione, partita con il voto alle donne nel 1946, la prof.ssa Cartabia ha ricordato il senso dell’unità e i valori che ispirarono i lavori dell’Assemblea Costituente ottant’anni fa, in una situazione che poteva essere fortemente divisiva. «Il voto finale in Assemblea sul testo conclusivo vide 453 voti favorevoli su 515 votanti. Un consenso amplissimo, sicuramente non legato al fatto che il testo fosse perfetto, perché tanti sono gli aspetti che avrebbero potuto essere rifiniti. Ma prevalse la capacità di soffermarsi sui punti che univano rispetto a quelli che dividevano. Nata per unire: nata da una capacità di unità, nata per dare al popolo italiano una solida base unitaria su cui svolgere la propria attività politica».
La prof.ssa Cartabia ha più volte sottolineato la modernità della Carta costituzionale scaturita da quell’Assemblea, nel suo prevedere numerose garanzie e nel suo ribadire i limiti al potere. «Basta leggere il primo articolo della Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”». E ancora: «Nella democrazia costituzionale non esistono poteri assoluti, nemmeno quelli esercitati in nome del popolo, nemmeno quelli di derivazione democratica. C’è qualcosa che contiene anche l’esercizio del potere democraticamente conquistato ed è il rispetto delle forme della democrazia ma soprattutto il suo mantenersi nei limiti della Costituzione. Ciò significa che anche il potere democraticamente eletto deve comunque attenersi a certi contenuti, a certi principi, a certe procedure che sono quelle che sono state concordate nel livello costituzionale».
Infine un richiamo alla necessità di fare propri quei valori, di riappropriarsene: «Quelle conquiste non sono destinate al declino ma siamo su un crinale, siamo a un bivio: o esse con tutto il loro significato storico vengono “riconquistate” dalle nuove generazioni, dove le nuove generazioni non sono solo i nostri studenti ma anche chi oggi ha responsabilità, o altrimenti non possono procedere per inerzia». Occorre dunque «riappropriarsene, e questo è un compito che chiama in causa ciascuno di noi, tutta la Repubblica. Repubblica è un nome collettivo, composto da tutti i nomi delle istituzioni ma anche dalle formazioni sociali su cui tanto la nostra Costituzione insiste e dal nome di ciascuno di noi cittadini e cittadine italiane».
Alla Costituzione ha fatto riferimento nella sua relazione anche il Rettore Paolo Martelli, che ha poi ricordato la difficile situazione internazionale e il ruolo dell’Università: «L’Università è “agente di pace” e anche “agente di democrazia”: ogni giorno nella nostra attività, credendo nel valore e nella libertà della conoscenza e contribuendo alla costruzione del pensiero critico, difendiamo il presente e il futuro della democrazia. È un impegno che l’Università di Parma sente profondamente proprio, in piena consapevolezza e convinzione e con altissimo senso di responsabilità: sulla scia dei semi che sono stati gettati proprio ottant’anni fa», ha osservato nel suo intervento il Rettore, che ha tracciato una panoramica dell’Università di Parma attraverso alcune parole chiave. Dall’accoglienza all’internazionalizzazione, con l’ottimo +48.2% di iscritte e iscritti al primo anno da paesi extra UE, dalla criticità degli alloggi («un problema non dell’Università ma dell’intero territorio, occorre fare di più e farlo presto») all’innovazione («una delle nostre parole chiave, a partire dall’evoluzione dell’offerta, della didattica e delle sue modalità»), dal diritto alo studio («un valore prioritario da affermare, da garantire e da salvaguardare») alla ricerca («che per il nostro Ateneo sta facendo registrare grandi risultati») e a molto altro.
Infine, una chiusa rivolta direttamente alle giovani e ai giovani: «A loro dico: non subite il futuro ma costruitelo, come fecero i giovani e le giovani di ottant’anni fa. Costruite la vostra strada e camminateci dentro. E fate squadra con noi: cercate il vostro passo, anche e soprattutto qui, in Università, che è uno spazio di frontiera e d’avanguardia e un avamposto sul domani, e con le vostre idee, con le vostre energie, con i vostri pensieri, con i vostri spunti, camminate insieme alla vostra Università».
«Situazione globale sempre più preoccupante», «clima cupo che si respira nel Paese» e «definanziamento sistematico della nostra Università» nell’intervento del Presidente del Consiglio degli Studenti Andrea Marino, che ha molto insistito sul valore della persona e della sua unicità: «L'anno scorso conclusi dicendo che siamo la scintilla che accende il fuoco del cambiamento. Oggi vi dico che quella scintilla brilla ancora, nonostante i tagli, nonostante le crisi mondiali, nonostante un sistema che ci vorrebbe tutte e tutti obbedienti. Finché questa scintilla arderà, noi saremo qui a ricordare che l'università è degli studenti, per gli studenti e con gli studenti. Non ci faremo intimidire dalle narrazioni tossiche di chi strumentalizza le piazze per coprire i propri tagli, i propri errori, i propri capricci. Al Magnifico Rettore e a tutto il corpo docente chiedo di essere con noi in questa battaglia di dignità. Alle autorità presenti e non, chiedo atti concreti, non promesse. E a voi, colleghe e colleghi, dico: non fatevi rubare il tempo, non fatevi convincere di essere "indietro". Non abbiate paura di essere "fuori cronometro", "fuori standard", “fuori dalla normalità”. Siete esattamente dove dovete essere. La vostra unicità è l'unica difesa rimasta contro un mondo che ci vuole tutti uguali e tutti silenziosi».
Sull’Università come comunità e sul suo essere espressione dello spirito e dei principi costituzionali si è soffermata la Presidente del Consiglio del Personale tecnico amministrativo Rita Ollà. «Il nostro Ateneo sceglie di essere un luogo accogliente, inclusivo, attento alle pari opportunità. Uno spazio in cui il merito viene riconosciuto, in cui le differenze culturali sono considerate una ricchezza, in cui l’accoglienza è pratica quotidiana e non semplice dichiarazione. In questo senso, l’Università riflette in sé – in scala – il modello costituzionale: autonomia e responsabilità, libertà e uguaglianza, competenza e inclusione». La Presidente del CPTA ha poi sottolineato il ruolo centrale del personale tecnico amministrativo, chiudendo con uno sguardo al futuro: «Il personale tecnico-amministrativo vuole essere, e continuare a essere, una presenza attiva e responsabile nella vita dell’Ateneo, nel confronto leale con gli Organi di governo e con tutte le componenti accademiche, nel segno della corresponsabilità. È questa l’Università che vogliamo: una comunità in cui ciascuno, nel proprio ruolo, sa di contribuire a qualcosa di più grande di sé. Una comunità che accoglie, che forma, che cresce insieme. Una comunità in cui il lavoro quotidiano diventa responsabilità condivisa e costruzione di futuro».
A margine della cerimonia la prof.ssa Cartabia ha scritto un pensiero e la firma nel libro d’onore dell’Università di Parma.