Parma, 8 luglio 2026 – Le nanoplastiche, particelle microscopiche sempre più diffuse nell’ambiente, possono interferire con i meccanismi di comunicazione cellulare nel microambiente del midollo osseo associato al mieloma multiplo. 

È quanto emerge da uno studio dell’Università di Milano in collaborazione con l’Ospedale Valduce di Como e con l’Università di Parma. 

Per l’Università di Parma è coinvolta Martina Chiu del Dipartimento di Medicina e Chirurgia.

La ricerca, pubblicata su Journal of Hazardous Materials, ha analizzato, in condizioni sperimentali controllate, gli effetti delle nanoplastiche di polistirene su modelli cellulari di mieloma multiplo e di tessuto osseo, su campioni murini e su aspirati midollari di pazienti. 

I risultati mostrano che le nanoplastiche vengono internalizzate sia dalle cellule del mieloma sia dalle cellule stromali, cellule di supporto che fanno parte del microambiente del midollo osseo. Questo processo induce stress ossidativo e altera la produzione e il contenuto delle vescicole extracellulari. 

Queste vescicole extracellulari sono piccole particelle rilasciate dalle cellule e funzionano come messaggeri biologici: trasportano da una cellula all’altra segnali e molecole regolatrici, tra cui anche i microRNA. Nel mieloma multiplo partecipano al dialogo tra le cellule tumorali e il microambiente del midollo osseo, influenzando anche i processi di rimodellamento dell’osso. 

Lo studio mostra che le nanoplastiche possono interferire con questo sistema di comunicazione, modificando sia la produzione delle vescicole extracellulari sia il contenuto dei segnali che trasportano. In particolare, i ricercatori e le ricercatrici hanno osservato alterazioni in alcuni microRNA, piccole molecole che regolano l’attività delle cellule, tra cui il miR-505, coinvolto nei processi legati alla formazione dell’osso. 

La ricerca, condotta nell’ambito del progetto Nano.Ultron guidato da Lavinia Casati, ricercatrice del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università Statale di Milano, contribuisce ad ampliare il quadro sugli effetti biologici delle nanoplastiche, mostrando che questi contaminanti ambientali emergenti possono incidere non solo sulla tossicità cellulare, ma anche sui meccanismi che regolano la comunicazione tra cellule. Gli autori e le autrici sottolineano la necessità di ulteriori studi per comprendere gli effetti dell’esposizione cronica a queste particelle. 

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