Parma, 5 agosto 2026 - Materiali riciclabili a base di polietilene, capaci di segnalare un danno, rilevare l’umidità oppure isolare i cavi ad alta tensione: sono alcuni dei risultati del progetto VIT, finanziato dall’Unione Europea e coordinato dall’Università di Parma.
Il progetto ha sviluppato diversi polimeri vitrimerici a base di polietilene, ciascuno studiato per ottenere proprietà specifiche e rispondere a differenti applicazioni. Il principio comune è quello dei vitrimeri: materiali che durante l’uso si comportano come termoindurenti resistenti e stabili, ma che con il calore possono essere rimodellati, riparati o riprocessati.
A VIT è stato dedicato uno speciale approfondimento su CORDIS, il sito dell’Unione Europea dedicato ai risultati della ricerca finanziata dall’UE.
Una stessa idea, materiali con funzioni diverse
Il progetto, coordinato per l’Ateneo dalla docente Roberta Pinalli (Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale), non ha realizzato un unico materiale capace di svolgere tutte le funzioni, ma ha messo a punto diverse formulazioni. Alcune contengono molecole ottiche che cambiano colore o fluorescenza in presenza di stress, graffi o piccoli danni; altre segnalano il passaggio di umidità o ossigeno. In alcuni sistemi questa capacità di “autosegnalazione” può essere mantenuta o recuperata dopo il riprocessamento, favorendo riutilizzo, riparazione e riciclo.
Materiali riciclabili per l’isolamento dei cavi ad alta tensione
Un’altra linea di ricerca ha riguardato formulazioni a base di polietilene destinate all’isolamento dei cavi ad alta tensione. In questo settore viene utilizzato soprattutto il polietilene reticolato, molto efficace ma difficile da riciclare a fine vita.
Nei test del progetto i sistemi sviluppati come possibili alternative hanno mostrato un comportamento elettrico comparabile a quello dei materiali tradizionali. Il riciclo resta però delicato: dopo il riprocessamento alcune formulazioni possono diventare più rigide o perdere parte delle proprietà meccaniche. Occorre quindi ottimizzare sia la composizione sia le condizioni di lavorazione e riciclo.
Dalla ricerca al trasferimento industriale
I risultati dimostrano che il concetto di un termoindurente con una seconda vita può essere adattato a esigenze diverse: materiali autodiagnostici, sistemi sensibili all’umidità e isolanti per cavi ad alta tensione. Per arrivare a un impiego su larga scala occorre però adeguare i processi industriali, perché i vitrimeri si lavorano diversamente dai comuni materiali termoplastici.
Saranno necessari ulteriori studi per verificare le prestazioni nel tempo, preservare le proprietà dopo più cicli di riciclo e definire procedure produttive affidabili. VIT rappresenta comunque un passo importante verso materiali ad alte prestazioni diversi nelle funzioni ma uniti dallo stesso obiettivo: rendere riciclabili materiali per diverse applicazioni oggi basate su plastiche termoindurenti difficili da recuperare.