Parma, 13 ottobre 2026 – Uno studio pubblicato su “Clinical Cancer Research”, organo ufficiale della American Association for Cancer Research (AACR), getta nuova luce sull’aggressività del tumore del pancreas, una malattia che ancora pone rilevanti problemi diagnostici e terapeutici. The H63D Polymorphism in the HFE Gene Promotes Aggressive Disease Phenotypes in Pancreatic Ductal Adenocarcinoma il titolo del lavoro pubblicato, cui il numero di ottobre di “Clinical Cancer Research” dedica addirittura la copertina.

Protagonista dello studio, coordinato da Luigi Laghi, docente di Gastroenterologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in malattie dell’apparato digerente dell’Università di Parma, è la variante genetica H63D del gene HFE: la scoperta della ricerca è il ruolo della variante come modulatore del comportamento tumorale.

Questa variante genetica comune nella popolazione generale (il polimorfismo H63D del gene HFE, implicato nel metabolismo del ferro) è stata precedentemente considerata associata a una maggiore frequenza di tumori dell’apparato digerente. I risultati del lavoro dimostrano invece che la variante H63D esercita un ruolo biologico finora sconosciuto nel determinare l'aggressività del cancro del pancreas. 
La ricerca dimostra come la presenza di questa variante genetica nel DNA costitutivo (o germinale) dell'individuo rappresenti un paradosso clinico e biologico: da un lato, essa si associa a una maggior frequenza di diagnosi in fase precoce (malattia localizzata) consentendone quindi la resecabilità, cioè la rimozione per via chirurgica; dall'altro, predice in modo indipendente recidive post-operatorie più precoci e sopravvivenze più brevi.

L'impianto sperimentale del lavoro, ideato e diretto dal prof. Laghi, si colloca nell’ambito di un progetto finanziato da AIRC e svolto nel Laboratorio di Gastroenterologia Molecolare dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, convenzionato con l'Università di Parma come piattaforma di ricerca congiunta. 
L'approccio multidisciplinare ha compreso la collaborazione del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell'Università di Torino, con il contributo del gruppo di ricerca della docente Paola Cappello (finanziato a sua volta da AIRC), che ha curato la validazione dei modelli preclinici nel topo, indispensabili per confermare i meccanismi ipotizzati.

Il paradosso biologico e i meccanismi molecolari
Il cancro del pancreas rimane una delle neoplasie più letali, in cui solo il 10-15% dei pazienti e delle pazienti presenta una malattia operabile alla diagnosi. Analizzando i dati di tre coorti indipendenti per un totale di quasi 800 pazienti, ricercatori e ricercatrici hanno rilevato che la variante H63D è significativamente più frequente nei pazienti chirurgici e nelle pazienti chirurgiche (circa il 34-38%) rispetto alle persone con malattia avanzata non resecabile (22%).
Tuttavia, a un’analisi approfondita, la variante H63D è risultata un predittore indipendente di rapida progressione dopo la chirurgia. Attraverso tecniche molecolari avanzate (Spatial RNA-sequencing) su campioni tumorali umani e non, lo studio ha svelato il meccanismo: la variante H63D induce un accumulo delle cellule tumorali in una fase del ciclo cellulare che attiva un programma di Transizione Epitelio-Mesenchimale (EMT) guidato dal fattore di trascrizione TWIST1. Questo programma accentua nelle cellule neoplastiche la capacità invasiva e la marcata propensione alla disseminazione metastatica precoce, già in tumori primitivi di piccole dimensioni (<2 cm).

Implicazioni cliniche e prospettive future 
La scoperta sposta il paradigma scientifico riguardante il gene HFE: la variante H63D non è un fattore di suscettibilità all'insorgenza del tumore, bensì un importante modificatore del suo comportamento biologico e clinico. Su quest’ultimo piano, la determinazione a basso costo del genotipo H63D eseguibile su un semplice prelievo di sangue consentirebbe in futuro un'accurata stratificazione prognostica post-operatoria: potrebbe cioè permettere di individuare i pazienti e le pazienti a maggior rischio di recidiva precoce. I soggetti a più alto rischio potrebbero beneficiare di una sorveglianza intensificata o di specifiche strategie terapeutiche, personalizzando il percorso di cura in un’ottica di precisione. 

Una tradizione consolidata nella ricerca oncologica
Il successo di questa ricerca consolida e riafferma la tradizione scientifica del gruppo guidato dal prof. Laghi nello studio delle basi genetiche e molecolari dei tumori dell'apparato digerente. Il team vanta una storia scientifica e accademica di primo piano nello studio del cancro del colon-retto: le sue competenze metodologiche, bioinformatiche e traslazionali sono state applicate con successo in questo lavoro per decodificare la complessa biologia del tumore del pancreas. Parte dei risultati preliminari di questo progetto sono stati utilizzati per il progetto di biopsia liquida per la diagnosi di cancro del pancreas presentato dal prof. Laghi e finanziato all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma nell’ambito del PNRR. I gruppi di ricerca del prof. Laghi e della prof.ssa Cappello sono attivamente al lavoro per migliorare la comprensione di questo fenotipo molecolare e per sviluppare nuove strategie applicabili in ambito clinico. 

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