Parma, 14 ottobre 2026 – Anche i cani domestici (Canis familiaris) associano la forma rotonda con la pseudo-parola "Bouba" e la forma spigolosa con la pseudo-parola "Kiki": è l’effetto "Bouba-Kiki", già dimostrato nell'uomo e nei pulcini.

Lo afferma lo studio Hearing shapes: the Bouba-Kiki effect in adult domestic dogs, pubblicato oggi sulla rivista “Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences”.

La ricerca è stata condotta all’Università di Parma da Eleonora Biffi e Giulia Pedretti, sotto la supervisione di Paola Valsecchi, in collaborazione con Simona Normando e Maria Loconsole dell’Università di Padova e Teddy Lazebnik dell’Università di Haifa e della Jönköping University. Eleonora Biffi, dottoranda in Neuroscienze, è co-prima autrice, insieme a Giulia Pedretti, sotto la supervisione di Paola Valsecchi, docente di Etologia al Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale. 

Lo studio fa parte di un progetto comparativo che comprende anche pulcini e bambini, studiati all'Università di Padova. A Parma il soggetto di studio è stato il cane domestico. Sono stati testati 70 cani adulti mostrando loro contemporaneamente due immagini, una rotonda e una spigolosa, mentre ascoltavano in maniera alternata "Bouba" o "Kiki". In 19 soggetti, inclusi nello Studio 2, il proprietario indossava cuffie e non poteva sentire quale delle due parole venisse riprodotta, così da controllare un possibile effetto Clever Hans, cioè l’influenza involontaria dei segnali forniti dal proprietario.

I risultati hanno mostrato che i cani guardano di più verso la forma rotonda quando ascoltano la pseudo-parola "Bouba" e la forma spigolosa quando viene riprodotta la pseudo-parola "Kiki". Inoltre, dai 51 soggetti dello Studio 1 emerge che i cani hanno una latenza al primo sguardo più veloce verso la forma spigolosa, indipendentemente dal suono riprodotto, ed esplorano di più la forma spigolosa quando sentono la pseudo-parola "Kiki". 

Nel complesso, quindi, i risultati indicano che i cani mostrano una spontanea associazione suono-forma coerente con l’effetto Bouba–Kiki. Questo rafforza l’ipotesi che tale effetto faccia parte di un insieme più ampio di corrispondenze cross-modali condivise tra specie diverse, piuttosto che essere una caratteristica esclusivamente umana e strettamente dipendente dal linguaggio.

I cani hanno già mostrato altre associazioni di questo tipo: per esempio, possono mettere in relazione suoni più acuti con dimensioni corporee più piccole e suoni più gravi con dimensioni maggiori, e rispondono in modo differente a combinazioni congruenti o incongruenti tra caratteristiche acustiche e visive.

La maggiore attenzione verso la forma appuntita osservata apre però anche una nuova domanda. Nei bambini e nei pulcini l’effetto Bouba–Kiki sembra infatti essere particolarmente forte per l’associazione tra forme arrotondate e “Bouba”, mentre nei cani potrebbe esserci una diversa predisposizione percettiva. Al momento non è possibile stabilire se questa differenza dipenda da caratteristiche proprie della specie, dall’esperienza individuale o dal tipo di oggetti con cui i cani interagiscono abitualmente. 

Studi futuri dovranno verificare se questa associazione sia presente già nelle prime fasi della vita, quanto sia diffusa in altre specie e se la domesticazione e l’esperienza con l’essere umano abbiano contribuito a rafforzarla. Un’altra domanda particolarmente interessante sarà capire se il simbolismo fonetico possa avere un ruolo anche nel modo in cui i cani elaborano la voce umana, apprendono parole o interpretano i comandi.

Lo studio è stato finanziato dal PRIN 2022 – Progetti di Rilevante Interesse Nazionale, progetto At the origins of sound symbolism. A comparative investigation; dall’Unione Europea – NextGenerationEU, e dal programma 2023 STARS Grants@Unipd, progetto CROSS – Comparative Research of Sound Symbolism. 

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