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Parma, 20 gennaio 2026 - È stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications uno studio del gruppo di ricerca guidato da Luca Bonini, docente di Neuroscienze cognitive al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, che indaga come il cervello rappresenti, selezioni e coordini le nostre azioni con quelle degli altri. 

Il contributo delle aree della corteccia cerebrale a questi processi è stato ampiamente studiato negli ultimi anni. Al contrario, il ruolo dei gangli della base – strutture cerebrali profonde la cui alterazione è alla base di disturbi del movimento come il morbo di Parkinson – rimaneva poco chiaro. Sebbene la corteccia cerebrale sia fortemente connessa e interagisca costantemente con i gangli della base, non era noto se e come questi ultimi rappresentino le azioni proprie e quelle degli altri.

Per rispondere a queste domande, i ricercatori e le ricercatrici hanno utilizzato tecniche innovative sviluppate negli ultimi anni a Parma per ottenere registrazioni telemetriche, cioè “senza fili”, dei segnali neuronali di due macachi impegnati in un compito di interazione sociale che richiedeva di manipolare lo stesso oggetto a turno con una ricercatrice. L’attenzione si è concentrata su un particolare nucleo, il putamen, che rappresenta la principale porta di ingresso delle informazioni inviate dalla corteccia ai gangli della base.

I risultati mostrano che i segnali provenienti dalla corteccia forniscono informazioni sulle azioni da eseguire già prima dell’inizio del movimento, mentre i neuroni del putamen rappresentano sia l’azione eseguita dalla scimmia – specificandone anche alcuni dettagli motori – sia quella dell’altro. Uno dei risultati più sorprendenti dello studio è che i neuroni del putamen rappresentano l’azione dell’altro anche quando avviene al buio, ma non quando viene osservata dietro una barriera trasparente, dimostrando come non sia la semplice visione dell’azione, bensì la possibilità di interagire con l’altro, ad attivare questo sistema.

Questi risultati forniscono un sostegno concreto alla recente “ipotesi delle affordance sociali” per spiegare i meccanismi cerebrali alla base dell’interazione con gli altri ed estendono ai gangli della base la rete di aree ritenute cruciali per il comportamento sociale, aprendo la strada a futuri studi neurofarmacologici sui neurotrasmettitori coinvolti in questi processi.

La ricerca, con prima autrice Cristina Rotunno, è stata condotta interamente nell’Unità di Neuroscienze del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, con il contributo di Matilde Reni, Carolina Giulia Ferroni, Ebrahim Ismaiel, Gemma Ballestrazzi ed Elena Borra, ed è stata supervisionata congiuntamente da Monica Maranesi e Luca Bonini. Lo studio è stato sostenuto da finanziamenti del progetto PNRR MNESYS, del Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) e del Ministero dell’Università e Ricerca (MUR).

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