Parma, 6 novembre 2026 – L’ecoansia, o ansia per il clima, sarà al centro del contributo che l’Università di Parma porterà alla COP31, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in corso ad Antalya (Turchia) dal 9 al 20 novembre. 

L’Ateneo sarà presente alla Conferenza sabato 14 novembre al Padiglione Italia, nell’incontro From fear to empowerment. Youth, emotions and community care facing the climate crisis, selezionato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito di una procedura di manifestazione di interesse. L’evento è organizzato da Go-Zone APS, Università di Parma, Fondazione Be the Hope (progetto “Cambio io, cambia il mondo”) e Opera Don Calabria. La moderazione sarà affidata a Roxani Roushas di Youth4Climate – Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP).

L’incontro del 14 novembre mette al centro il modo in cui la crisi climatica incide sulle emozioni, sulle relazioni e sull’idea di futuro delle giovani generazioni. Si articola in due tavoli: Giovani, speranza e futuro e Il nostro rapporto con la natura, la vita e la cura. Interverranno ricercatori e ricercatrici, educatori e educatrici, operatori e operatrici al lavoro con giovani e comunità vulnerabili. 

Nel primo tavolo interverrà Martina Andrea Viecelli, dottoranda in Psicologia all’Università di Parma sotto la supervisione del docente Alessandro Musetti. Nel suo intervento presenterà appunto i risultati di una meta-review sull’ecoansia. Lo studio mostra che il termine “ecoansia” raccoglie risposte molto diverse tra loro, dalla preoccupazione proporzionata a una minaccia reale al disagio clinicamente significativo, e che questa eterogeneità influenza le stime di prevalenza, le associazioni con la psicopatologia e la scelta degli interventi. Le evidenze non sostengono l’esistenza di una categoria diagnostica specifica. Il messaggio che porterà alla COP31 è la necessità di un approccio critico e non riduzionistico alle reazioni emotive alla crisi climatica. L’ansia per il clima è una risposta a una minaccia reale e non è patologica di per sé; quando lo diventa, il cambiamento climatico ne fornisce il contenuto, non la causa. Come emerge dalla letteratura, queste emozioni sono inoltre radicate nel contesto sociale: ne sono fonti, tra l’altro, l’esclusione dalle decisioni ambientali, il senso di ingiustizia tra generazioni e l’inazione delle istituzioni. Leggerle come un disturbo individuale significa perciò togliere legittimità a chi le prova e perdere di vista i determinanti sociali e la responsabilità collettiva. Riconoscerle come risposte legittime, anche attraverso la solidarietà tra generazioni, è il primo passo per trasformarle in partecipazione e speranza.

Insieme alla dottoranda dell’Università di Parma interverranno Iris Nicomedi (Fondazione Be the Hope), Paolo Landri – CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Marta Capelli (Go-Zone APS), Chiara De Paoli (Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai), Lorenzo Spinnato (Opera Don Calabria).

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