Parma, 22 settembre 2026 - Le formiche possono diventaresensori biologici” dell'inquinamento urbano. Lo dimostra una ricerca dell'Università di Parma appena pubblicata sulla rivista internazionale Environmental Pollution, nella quale si propone un nuovo approccio per rilevare e mappare il particolato magnetico associato al traffico veicolare. Lo studio apre prospettive concrete per sistemi di biomonitoraggio capillari, scalabili e a basso costo, complementari ai tradizionali sistemi di monitoraggio.

La ricerca (Ants as bioindicators of urban traffic pollution) ha utilizzato la formica arboricola Crematogaster scutellaris come organismo sentinella. I campionamenti hanno interessato 30 siti della città di Parma con diversi livelli di traffico e quattro aree di controllo prive di circolazione veicolare. I dati ufficiali sui flussi di traffico, rilevati dal Comune di Parma in differenti aree della città, sono stati messi in relazione con le particelle accumulate sulla superficie delle formiche e con quelle presenti nel suolo.

Combinando misure di suscettibilità magnetica e microscopia elettronica a scansione, i ricercatori e le ricercatrici hanno osservato una forte associazione tra intensità del traffico e quantità di particolato magnetico sulle formiche; la stessa relazione non emergeva nei campioni di suolo. Nel modello elaborato, ogni 1.000 veicoli giornalieri in più corrispondevano a una moltiplicazione per 1,41 (circa il 41% in più) della suscettibilità magnetica delle formiche. Le particelle, concentrate soprattutto sul torace, erano ricche di ossidi di ferro e contenevano anche zinco, rame e titanio, con dimensioni e morfologie compatibili con particolato derivato dal traffico.

Un elemento centrale del lavoro è la collaborazione multidisciplinare. Nel Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale (SCVSA) hanno lavorato insieme Daniele Giannetti, Antonio Verolino, Enrico Schifani (ora post-doc all’Universitat Pompeu Fabra di Barcellona), Luciana Mantovani e Donato A. Grasso, integrando competenze biologiche, etologiche, ecologiche, mineralogiche e di analisi ambientale. A questa sinergia si è aggiunta la collaborazione con Francesco Cugini, Daniele Pontiroli e Massimo Solzi del Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche, per la caratterizzazione magnetica.

«Il dato più interessante è che le formiche non registrano semplicemente la presenza di particelle: grazie alla fedeltà al nido, all'attività di foraggiamento e al contatto diretto con l'ambiente, restituiscono un'impronta locale e integrata nel tempo dell'esposizione», spiega Donato A. Grasso, coordinatore scientifico dello studio. «È un esempio molto concreto di come biologia, ecologia, mineralogia e fisica dei materiali possano convergere per costruire nuovi strumenti di lettura dell'ambiente. Le formiche non sostituiscono le centraline ma possono rappresentare una matrice biologica molto sensibile utile a individuare, con una risoluzione spaziale molto più fine, aree critiche nelle quali concentrare misure strumentali e interventi».

L'impatto applicativo risiede nella possibilità di sviluppare una diagnostica ambientale a due livelli: uno screening rapido e relativamente economico basato sulla suscettibilità magnetica, seguito, nei siti selezionati, dalla caratterizzazione delle particelle. Un protocollo di questo tipo potrebbe supportare mappe urbane ad alta risoluzione, identificare hotspot di deposizione e orientare campagne mirate di monitoraggio della qualità dell'aria.

I prossimi sviluppi dovranno validare il metodo in stagioni, città e contesti ambientali differenti, confrontarlo con i dati delle reti ufficiali e con altri bioindicatori, e verificare gli eventuali effetti del particolato sulla salute delle colonie. L'integrazione futura con dati meteorologici, cartografia digitale e procedure automatizzate di analisi potrebbe porre le basi per una rete diffusa di sorveglianza biologica dell'inquinamento

Link al lavoro

Citazione del lavoro: Giannetti, D., Verolino, A., Mantovani, L., Cugini, F., Schifani, E., Pontiroli, D., Solzi, M., Grasso, D.A. (2026). Ants as bioindicators of urban traffic pollution. Environmental Pollution, 409, 129010.

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