Parma, 9 settembre 2026 - L’Università di Parma è tra i 59 soggetti firmatari del nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale della Regione Emilia-Romagna, siglato ieri a Bologna.

Il nuovo schema d’azione consolida le priorità strategiche dei precedenti accordi, adeguandole alle sfide contemporanee. L’evoluzione del Patto riflette i mutamenti storici del territorio: se nel 2015 la priorità assoluta era l’occupazione per rispondere alla crisi economica globale, e nel 2020 si è aggiunto il tema climatico e della sostenibilità in piena emergenza pandemica, nel 2026 il Patto si rinnova estendendo lo sguardo all’economia sociale, ridefinendo la “visione di futuro” dell’Emilia-Romagna.

«Anche questa volta, come nelle precedenti, abbiamo aderito con profonda convinzione a questa iniziativa – commenta il Rettore Paolo Martelli, che ha firmato il Patto per l’Ateneo – condividendone innanzitutto lo spirito di fondo, a partire dalla necessità di un’azione “di sistema”, coordinata e condivisa, nella quale tutte le componenti dell’alleanza remino insieme. Non a caso il sottotitolo-slogan del Patto è proprio “Insieme. Con cura”: cura delle persone e dei diritti, dalla salute al lavoro alla casa, cura dell’ambiente, cura delle istituzioni, cura del sistema sociale e di quello produttivo. L’inserimento dell’economia sociale del titolo del Patto è un passaggio estremamente significativo, che dimostra un’importante lucidità di lettura del nostro tempo anche proprio in proiezione futura».

Dopo un articolato confronto con le rappresentanze istituzionali, economiche e sociali, il nuovo Patto “si aggiorna” sulla base di quanto è accaduto e sta accadendo a livello locale e globale, proponendosi come documento con cui la comunità regionale guarda al futuro e alle sfide che si proporranno. 
In particolare, si sottolinea la necessità di salvaguardare la sanità pubblica come garanzia democratica di tutela della salute, diritto fondamentale della persona e interesse della collettività. Le conseguenze sempre più estreme della crisi climatica comportano l’urgenza di investire nella sicurezza del territorio, che ha messo in evidenza le sue fragilità. L’instabilità economica occupazionale derivante dai conflitti in corso e dalle trasformazioni dello scenario internazionale richiede un impegno comune per la competitività delle filiere produttive territoriali. L’inflazione che ha impoverito una parte del ceto medio, mettendo tante persone in difficoltà nell’accesso ai beni primari, a partire dalla casa, richiede impegni di sistema. Queste e molte altre le tematiche al centro del Patto.

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