Parma, 17 luglio 2026 – Come raccontano le proteste i media e quale ruolo svolgono nella costruzione del dibattito pubblico? A questi interrogativi risponde un nuovo studio coordinato dall'Università di Parma, realizzato nell'ambito del progetto europeo INTERFACED – Interfaces for Democratic Participation: Deliberation, Mobilization and Contestation Since the Onset of the Covid-19 Pandemic, finanziato dal programma Horizon Europe.

Il lavoro, intitolato Protest Event Analysis (PEA) and Frame Analysis of Political Participation, è stato realizzato dal gruppo di ricerca dell'Ateneo, coordinato dal docente Lorenzo Mosca

Lo studio ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale e analisi computazionale per esaminare oltre 83.000 articoli pubblicati tra il 2020 e il 2025 da 14 quotidiani di Italia, Regno Unito, Ungheria, Romania e Tunisia, ricostruendo quasi 9.500 eventi di protesta e analizzando le modalità con cui i quotidiani rappresentano gli eventi di protesta in oltre 16.000 articoli. Il documento rappresenta uno dei principali risultati del progetto dedicati allo studio della rappresentazione mediatica della partecipazione politica. 

Tra i principali risultati emerge il ruolo della dimensione territoriale della protesta. L'analisi mostra che una parte consistente della copertura dei quotidiani nazionali riguarda proteste di carattere locale. In Italia, ad esempio, il 73,2% degli eventi analizzati è riconducibile a mobilitazioni territoriali; la quota è pari al 65,7% nel Regno Unito, mentre in Romania, Tunisia e Ungheria la distribuzione tra proteste locali e nazionali risulta più equilibrata. Il dato conferma come i media nazionali raccontino frequentemente conflitti legati al lavoro, ai servizi pubblici, all'ambiente e alle comunità locali, evidenziando l'importanza della dimensione territoriale nella partecipazione politica contemporanea. 

Lo studio restituisce inoltre un quadro tematico articolato, nel quale le mobilitazioni per il lavoro convivono con quelle ambientali, per i diritti civili, per la democrazia, contro il carovita e sui conflitti internazionali. Pur in presenza di tendenze comuni, emergono differenze significative tra i Paesi analizzati, legate ai rispettivi contesti politici, economici e istituzionali, così come un'evoluzione nel tempo che riflette i cambiamenti intervenuti dopo la pandemia. 

L'analisi evidenzia anche come il modo in cui le proteste vengono rappresentate vari sensibilmente in funzione dei temi trattati e delle modalità con cui si svolgono (il cosiddetto repertorio d'azione). Le mobilitazioni legate al lavoro e alle questioni sociali ricevono prevalentemente una copertura neutrale e descrittiva, mentre quelle connesse a temi geopolitici, identitari o maggiormente polarizzati tendono più spesso a essere rappresentate in termini negativi. 

A incidere sul tono della copertura non è tanto la dimensione delle proteste quanto le modalità di svolgimento delle mobilitazioni: le proteste violente ricevono una rappresentazione negativa nell'86,8% dei casi, mentre le azioni convenzionali e simboliche sono raccontate prevalentemente con un tono neutrale (rispettivamente 57,1% e 60,4%) e presentano anche quote di rappresentazione positiva (7,8% e 10,1%). I risultati confermano così che i media non si limitano a documentare le proteste, ma contribuiscono attivamente a costruirne la visibilità pubblica e il significato politico. 

Lo studio mostra infine che, nella maggior parte degli articoli analizzati, i quotidiani danno maggiore spazio agli oppositori delle proteste rispetto ai loro sostenitori. Questa asimmetria suggerisce che il dibattito pubblico tende a concentrarsi più sulle conseguenze e sulle criticità delle mobilitazioni che sulle ragioni di chi protesta. 

Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda la metodologia sviluppata dal gruppo di ricerca, che combina Large Language Models (LLMs), modelli linguistici di intelligenza artificiale, tecniche di elaborazione automatica del linguaggio naturale e un articolato sistema di validazione umana. La procedura computazionale sviluppata consente di identificare, classificare e confrontare eventi di protesta in contesti linguistici e politici differenti mantenendo elevati standard di affidabilità metodologica. Rispetto ai tradizionali studi di Protest Event Analysis, il progetto introduce inoltre procedure originali di deduplicazione e ricostruzione degli eventi, evitando di conteggiare più volte le stesse proteste riportate da quotidiani diversi, e integra l'analisi degli eventi con quella della loro rappresentazione mediatica, permettendo di studiare non solo quali mobilitazioni ricevono attenzione, ma anche come vengono raccontate. 

I risultati rappresentano una tappa significativa del progetto INTERFACED e mettono a disposizione della comunità scientifica nuovi strumenti per comprendere come la protesta contemporanea venga rappresentata dai media e come tali rappresentazioni contribuiscano a orientare il dibattito pubblico nelle democrazie contemporanee.

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