Alma universitas studiorum parmensis A.D. 962 - Università di Parma
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Parma, 28 maggio 2026 - L’esposizione a sostanze chimiche già nei primissimi mesi di vita potrebbe influenzare lo sviluppo delle ossa nei neonati e nelle neonate. È il segnale che arriva da una ricerca dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria e dell’Università di Parma presentata al Congresso europeo di endocrinologia, che si è tenuto a Praga.

A condurre lo studio e illustrare i risultati è stata Maria Elisabeth Street, docente di Pediatria all’Università di Parma ed endocrinologa pediatra all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.

Al centro della ricerca ci sono gli interferenti endocrini (EDCs), sostanze diffuse nell’ambiente e presenti in molti prodotti di uso quotidiano, come plastiche, cosmetici e materiali industriali. Questi composti sono già noti per la loro capacità di alterare il sistema ormonale, ma il loro impatto sullo sviluppo osseo nei primissimi mesi di vita resta ancora poco esplorato.

La novità dello studio sta proprio nell’aver indagato questa relazione durante una finestra temporale estremamente delicata: il primo anno di vita. In questa fase, infatti, si pongono le basi della salute scheletrica futura. Eventuali alterazioni potrebbero avere conseguenze anche a distanza di anni.

“Il messaggio che emerge è chiaro: ciò che accade nei primi mesi, e forse ancora prima della nascita - sottolinea Maria Elisabeth Street - può influenzare in modo significativo lo sviluppo biologico. In questo contesto, la riduzione dell’esposizione a sostanze potenzialmente dannose diventa un obiettivo di sanità pubblica sempre più rilevante”.

Per misurare la densità minerale ossea, è stata utilizzata la tecnologia REMS (Radiofrequency Echographic Multi Spectrometry), una metodica innovativa e non invasiva particolarmente adatta a bambine e bambini.

Lo studio prende infatti le mosse da un progetto di ricerca sempre targato Parma e finanziato dal Ministero della Salute nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) con 870 mila euro. L’obiettivo di questo primo progetto guidato da Serafina Perrone, direttrice dell’unità operativa di Neonatologia del Maggiore e docente di Pediatria all’Università di Parma, è stato proprio quello di valutare con le nuove tecnologie a base di ultrasuoni e software specifici (REMS) la densità minerale ossea nelle donne in gravidanza, nel feto, in neonate/i e lattanti fino all’età infantile e di stabilire l’effetto che lo stile di vita, l’alimentazione e i fattori ambientali possono avere sulla densità minerale delle ossa della madre stessa e di chi nascerà.

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