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"Láadan, la "lingua delle percezioni". La lingua per le donne di Suzette Haden Elgin" è il tema della conversazione che si terrà il 10 marzo ad opera di Flaminia Polcini, studentessa del primo anno del corso di laurea in Civiltà e Lingue Straniere Moderne dell'Università di Parma, che porrà al pubblico alcune domande centrali, fra cui se le lingue naturali siano veramente "maschio-centriche", se ci sia davvero bisogno di una lingua per le donne, e, qualora esistesse, quanto successo avrebbe. Proprio da tali riflessioni parte, infatti, Suzette Haden Elgin, la linguista e scrittrice statunitense che, nei primi anni Ottanta, decideva di costruire da zero il Láadan, una lingua fortemente legata alle esperienze femminili. Detta anche "lingua delle percezioni", il Láadan si pone l'obiettivo di arrivare laddove le lingue naturali non arrivano, cambiando radicalmente le regole della comunicazione, talvolta in maniera provocatoria (ma mai misandrica). Nonostante le critiche dei linguisti, il Láadan è molto di più di un semplice esperimento fallito: esso è un caso tuttora aperto, una riflessione contemporanea su un tema senza tempo.