Parma 30 luglio 2013 – L’Ateneo di Parma è al quinto posto nella classifica dei grandi atenei italiani per il valore e la qualità delle attività di ricerca realizzate.

Lo stabilisce l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) che ha recentemente presentato i risultati della Valutazione della Qualità della Ricerca italiana (VQR) per il settennio 2004-2010.

 

Il nostro Ateneo si distingue in modo particolare nell’area scientifica dell’Ingegneria civile e architettura (collocandosi al primo posto). Eccellenti risultati sono stati ottenuti nell’ambito delle  Scienze biologiche, Scienze chimiche e delle Scienze politiche sociali.

 

L’analisi ha confrontato la qualità della ricerca di 133 strutture all’interno delle 14  aree scientifiche definite dal Consiglio Universitario Nazionale: in particolare, sono state valutate 95 università, 12 enti di ricerca vigilati dal Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca (MIUR) e 26 enti “volontari” (9 enti di ricerca e 17 consorzi interuniversitari).

 

Per realizzare tale analisi, che è iniziata a novembre 2011, l’ANVUR ha arruolato 450 esperti riuniti in 14 Gruppi di Esperti della Valutazione (GEV) individuati con un rigoroso processo di selezione, che considerava produttività ed eccellenza scientifica, oltre che esperienza nazionale e internazionale in attività di valutazione.

In totale il processo di valutazione ha riguardato 184.878 prodotti di ricerca (tra articoli, monografie e saggi, atti di convegni, brevetti, manufatti, note a sentenza, traduzioni, software, banche dati, mostre e performance e cartografie), che sono stati valutati in base a criteri di rilevanza, originalità e grado d’internazionalizzazione.

Oltre ai criteri generali indicati dal Bando VQR, i GEV hanno stabilito i criteri e le modalità di valutazione nelle diverse aree scientifiche. In particolare, hanno deciso se utilizzare la valutazione bibliometrica, che tiene conto del numero di citazioni degli articoli e dell’impact factor delle riviste, o la valutazione mediante peer review, per la quale sono stati nominati quasi 15.000 revisori che hanno analizzato ex post la qualità dei singoli prodotti.


Per ogni struttura sono stati calcolati sette indicatori di area legati alla qualità dei prodotti di ricerca e dei processi di reclutamento, alla capacità di attrarre risorse esterne e di creare collegamenti internazionali, alla propensione alla formazione per la ricerca e all’utilizzo di fondi propri per finanziare la ricerca e al miglioramento della performance scientifica rispetto all’esercizio di valutazione precedente. Inoltre, sono stati individuati altri otto indicatori legati alla “terza missione”, per valutare il grado di apertura al contesto socio-economico con attività di valorizzazione e trasferimento delle conoscenze sia a vocazione  tecnologica, come l’attività di consulenza conto terzi e i brevetti, che riferibili alle scienze umane, come gli scavi archeologici o la gestione dei poli museali.

Questa enorme miniera di dati è confluita nel Rapporto Finale che contiene la valutazione conclusiva delle aree e le graduatorie delle strutture, a cui si aggiungono i 14 Rapporti di Area sulle singole aree scientifiche prese in analisi. 

 

 

Nei giorni successivi alla pubblicazione dei risultati della Valutazione della Qualità della Ricerca italiana (VQR) si è sollevato un esteso dibattito da parte di docenti, Università e Enti di ricerca in merito a possibili imprecisioni, interpretazioni o valutazioni non corrette che hanno fatto emergere dati diversi da quelli pubblicati fino a oggi dalla stampa nazionale. Parma infatti era stata collocata all’ottavo posto.

 

A conforto deIl’ultimo dato che vede l’Ateneo di Parma al quinto posto spicca un articolo pubblicato su “Roars – Return on Academic Research”, autorevolesito web gestito da diversi soggetti che lavorano nell’università e nella ricerca, che rivede completamente la classifica in oggetto: “L’ANVUR ha fornito alla stampa classifiche diverse da quelle desumibili dal Rapporto Finale della Valutazione di Qualità della Ricerca. In particolare sono state cambiate le soglie di demarcazione dei segmenti dimensionali degli atenei. Come conseguenza, cambiano parecchie posizioni di testa. Non è cosa da poco perché è in gioco l’immagine e la reputazione degli atenei e degli enti di ricerca (…) Se adesso applichiamo le soglie dimensionali adottata nel rapporto finale ANVUR, la classifica cambia radicalmente: infatti, nel proprio rapporto finale. Milano Bicocca e Verona sono classificate dall’ANVUR  non tra le grandi, bensì tra le medie università. Ecco allora la classifica delle grandi basata sulle soglie adottate nel rapporto finale ANVUR:

·        1° Padova

·        2° Bologna

·        3° Torino

·        4° Pavia

·        5° Parma”

 

In tale contesto si evidenzia anche un’intervista del “Manifesto” uscita in data odierna al Direttore dell’Anvur, Roberto Torrini, nella quale lo stesso Torrini  ammette una erronea diffusione dei dati ma di miglior comprensione al mondo giornalistico.

 

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