Alma universitas studiorum parmensis A.D. 962 - Università di Parma
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Parma, 24 gennaio 2012 – Nello scorso mese di novembre si è tenuto a Venezia il convegno internazionale “Cosa c’è per pranzo? Minerali e sostanze nutritive nel cibo quotidiano. Come le conoscenze sulla nutrizione minerale delle piante possono migliorare la nutrizione umana”.

Il convegno è stato organizzato dal Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Parma, dal Consorzio Interuniversitario Nazionale per le Scienze Ambientali (CINSA) e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria di Milano) nell’ambito del progetto europeo “Produzione agricola migliorata nel contenuto di minerali per una nutrizione efficace dell’uomo e degli animali”.

Al progetto, iniziato nel giugno 2010, hanno partecipano oltre 170 ricercatori da 28 paesi europei.

Scopo del convegno è stato quello di fare il punto sulle ricerche scientifiche in atto per assicurare la tracciabilità e il monitoraggio degli inquinanti negli ambienti dove vengono prodotti gli alimenti. Se da un lato le piante forniscono minerali essenziali, che incorporati negli alimenti assicurano alle persone il benessere e la buona salute, come ferro, calcio, iodio, zinco, selenio, è anche vero che alcune sostanze contenute nel suolo e nell’acqua, quando presenti a livelli eccessivi, potrebbero condizionare la salubrità degli alimenti.

ll monitoraggio continuo è stato prospettato come unica soluzione alternativa alle analisi a campione, che risulterebbero inoltre più costose e meno efficaci. Basti pensare agli incidenti della diossina nei polli, nella mozzarella, nel latte, o al batterio Escherichia Coli nelle verdure della scorsa estate.

Il titolo della conferenza “What’s for lunch? Cosa c’è per pranzo?”, aveva anche lo scopo di comunicare a cittadini e rappresentanti politici gli enormi investimenti che l’Unione Europea ha effettuato e sta effettuando per migliorare la qualità e la sicurezza alimentare attraverso la ricerca e l’innovazione; in un momento di crisi e recessione, con i governi che in Europa riducono i finanziamenti a favore della ricerca, è importante sottolineare che la ricerca fatta bene e finalizzata a obiettivi concreti porta a risultati importanti per il benessere di tutti i cittadini.

Per il Convegno si è voluta scegliere come sede la città di Venezia, per rafforzare la presenza del Consorzio CINSA, che unisce 11 università italiane che operano e agiscono nelle Scienze Ambientali e alla cui direzione è stato recentemente nominato il prof. Nelson Marmiroli dell’Università di Parma.

Durante il convegno si sono alternate 31 comunicazioni orali, e più di 50 poster sono stati presentati ed esposti da giovani ricercatori. Il programma degli interventi e dei contributi è consultabile sul sito della Azione COST.

Le presentazioni hanno coperto una vasta gamma di argomenti, partendo dall’inquinamento ambientale, alle pratiche agricole, alla sicurezza alimentare fino alla digestione degli alimenti nel corpo umano. Si è parlato di minerali essenziali e di sostanze tossiche, con esempi relativi a molte piante diverse: cereali, vite, pomodoro, legumi. Di particolare rilievo per il nostro territorio è stata la trattazione delle relazioni tra ambiente e sicurezza alimentare.

Al termine dei lavori l’organizzatore del convegno prof. Nelson Marmiroli dell’Università di Parma e il coordinatore della COST Action prof. Bal Ram Singh, della Università Agraria della Norvegia, hanno riassunto i risultati più importanti e significativi emersi dai diversi interventi: si sono discussi temi importanti come quello dell’arsenico nelle piante orticole, delle nanoparticelle e nanomateriali come contaminanti emergenti e della biofortificazione degli alimenti.

Per quanto riguarda l’arsenico, sono stati presentati diversi lavori, in particolare sul pomodoro da industria, in cui si è evidenziato che in futuro se non verranno presi opportuni provvedimenti si potrà verificare un vero e proprio “rischio arsenico”. Infatti due cause concomitanti, l’aumento dell’arsenico nelle acque e nei suoli e la contemporanea presenza di silicio nel suolo e nei fertilizzanti, favoriscono l’ingresso dell’arsenico nel pomodoro e in particolare ne guidano il trasporto anche verso i frutti.

Altro tema importante quello della presenza crescente di nanoparticelle e nanomateriali nell’ambiente, sostanze di dimensioni ultramicroscopiche che vengono utilizzate ormai in diverse attività industriali e produttive. Le particelle liberate nell’ambiente possono entrare nelle piante dal suolo e dall’acqua passare dalle piante agli alimenti e quindi arrivare all’uomo, con effetti sulla salute che ci sono in gran parte ancora sconosciuti.

La biofortificazione è invece la possibilità di produrre piante per combattere la “fame nascosta”, la malnutrizione che colpisce oltre 2 miliardi di persone sul pianeta per mancanza di vitamine e minerali essenziali, come vitamina A, ferro, zinco.

Il progetto HarvestPlus, presentato dal prof. Howarth Bouis, si occupa di combinare nelle stesse piante destinate all’agricoltura sia le alte rese produttive, sia un elevato contenuto di sostanze nutritive, alto a sufficienza da poter migliorare la nutrizione di popolazioni dei paesi in via di sviluppo. 

Al convegno hanno partecipato 88 ricercatori da tutto il mondo, di cui molti provenienti dai principali paesi europei ma anche dal Brasile, dalla Nuova Zelanda, da Israele e dagli Stati Uniti.

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